Ah, la diplomazia nel 2026! È come guardare un concerto punk dove il cantante cerca di accordare la chitarra mentre il batterista dà fuoco al palco. The Donald è tornato a fare quello che gli riesce meglio: il presentatore di reality show apocalittici.
I fatti parlano chiaro, e fanno più rumore di un assolo degli Slayer. Come riportato da testate come Dire.it e Affari Italiani, Trump si è affacciato dal suo pulpito su Truth Social per annunciare una magnanima tregua di dieci giorni. Fino alle 20:00 del 6 aprile, gli Stati Uniti sospendono la distruzione delle infrastrutture energetiche iraniane. “I colloqui procedono molto bene”, cinguetta il tycoon, convinto di aver appena messo in pausa il televoto del Medio Oriente. Il Segretario di Stato Marco Rubio gli fa eco, promettendo che la guerra finirà in “poche settimane”. Peccato che nessuno abbia avvisato il coinquilino più irrequieto del condominio.
Mentre a Washington si sventolano ramoscelli d’ulivo (piantati rigorosamente su pozzi di petrolio), a Tel Aviv se ne sbattono allegramente. Benjamin Netanyahu, con l’agilità di un bulldozer in un negozio di cristalli, ha deciso che la tregua americana è un ottimo momento per fare le pulizie di primavera a Teheran. Fonti come Dire.it confermano che, proprio mentre Trump faceva il paciere, l’Idf israeliano bombardava due siti nucleari iraniani: l’impianto di Khondab e quello di Ardakan. Praticamente, Trump manda avanti Bibi a fare il lavoro sporco, tenendogli il sacco mentre gli Stati Uniti fingono di trattare la pace.
E siccome al peggio non c’è mai fine, e ogni festival rock che si rispetti ha la sua guest star a sorpresa, ecco spuntare gli Houthi. Non bastava il blocco dello Stretto di Hormuz e il barile di Brent schizzato a 110 dollari (grazie per il salasso alla pompa, tra l’altro). Come documentato da Alanews, i ribelli yemeniti hanno ufficialmente reclamato il loro primo attacco missilistico diretto contro Israele. Hanno bucato il cielo dal Mar Rosso, entrando a gamba tesa in un conflitto che ormai ha più spin-off del Marvel Cinematic Universe.
Quindi, ricapitoliamo: gli Stati Uniti propongono un fantomatico piano di pace in 15 punti (che l’Iran avrebbe già rispedito al mittente definendo le richieste “eccessive”, secondo Internazionale), Israele bombarda i reattori nucleari, e lo Yemen lancia missili balistici su Israele. Tutto questo mentre la diplomazia globale si riunisce al G7 di Parigi sperando che l’Iran non metta un casello autostradale per i dazi sulle petroliere nello Stretto di Hormuz.
Chiamarla “tregua fino al 6 aprile” è la più grande fake news dai tempi del terrapiattismo. Non è un cessate il fuoco, bellezza. È solo la pausa pubblicitaria prima del gran finale.


