Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi tornano a Regina Coeli. Se pensavate che la Banda della Magliana fosse ormai solo un franchise redditizio per sceneggiatori in crisi di idee o un tour turistico per feticisti del true crime, vi sbagliavate di grosso. A Roma l’usato sicuro non passa mai di moda, e oggi ci ha pensato l’Arma dei Carabinieri a rimettere le lancette dell’orologio indietro di quarant’anni.
Come riportano puntualmente le agenzie di stampa, con Adnkronos in testa, e le cronache de Il Fatto Quotidiano, all’alba del 15 aprile 2026 la Capitale si è svegliata con l’ennesimo maxi blitz: 13 arresti tra le strade del Trullo, Corviale e Garbatella. Un’operazione coordinata dalla Dda che ha smantellato un’allegra combriccola dedita allo spaccio, all’estorsione e al tentato omicidio. Ma la vera guest star di questo revival criminale è lui: Raffaele Pernasetti, per gli amici e i magistrati “Er Palletta”.
A 75 anni suonati, un’età in cui l’italiano medio fa la spola tra l’INPS e i cantieri stradali con le mani incrociate dietro la schiena, l’ex braccio destro di “Renatino” De Pedis non aveva alcuna intenzione di godersi la pensione. Perché il crimine, a quanto pare, non prevede Quota 103. Secondo le carte degli investigatori, il nostro arzillo pensionato fungeva da broker della droga, un intermediario di lusso capace di far sedere allo stesso tavolo i signori della ‘ndrangheta (nello specifico la famiglia Marando di Platì) e gli intramontabili esponenti del clan Senese.
E quale location migliore per questo B2B del narcotraffico se non il ristorante di famiglia a Testaccio, “Oio A Casa Mia”, dove Er Palletta lavorava ufficialmente come cuoco? Dimenticate i loft milanesi e gli spazi di coworking con il Wi-Fi gratis: il vero networking romano si fa tra una carbonara e una coda alla vaccinara, rigorosamente monitorati dalle microspie dei Carabinieri, che a furia di intercettazioni avranno probabilmente anche recensito il menù su TripAdvisor.
Ma non fatevi ingannare dal grembiule infarinato. L’ordinanza ci regala un dettaglio da puro pulp tarantiniano: Pernasetti è accusato anche di aver minacciato un meccanico puntandogli una pistola alla testa per farsi restituire 8mila euro di debito di droga. A 75 anni. Un’etica del lavoro e uno stakanovismo che fanno impallidire i motivatori di LinkedIn.
Insomma, mentre Roma si prepara stancamente al Giubileo e dibatte sull’emergenza cinghiali, la malavita locale continua a riciclare i suoi grandi classici. Il ritorno di Pernasetti in carcere ci ricorda che la Capitale è una città eternamente bloccata nel proprio passato, un loop nostalgico dove persino i boss storici sono costretti a fare gli straordinari per sbarcare il lunario nella gig economy dello spaccio. Speriamo solo che, almeno a Regina Coeli, gli passino il palinsesto di Netflix: c’è Romanzo Criminale in replica, magari si commuove.


