Giuli boccia il film su Regeni: La censura a norma di bando

Il ministero della cultura di Giuli boccia i fondi per il fiom su Giulio regeni

Alessandro Giuli, il nostro dandy prestato al Ministero della Cultura, ha scoperto la formula magica per lavarsi le mani in pubblico senza usare il sapone: la “commissione tecnica indipendente”. Il caso è quello del documentario Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, diretto da Simone Manetti. Un’opera che, come ricorda Domani, ha persino vinto il Nastro della Legalità 2026. Eppure, per i saggi valutatori del MiC, non merita un centesimo di fondi pubblici.

Perché? Questione di “innovatività”, signori. Come spiegato dettagliatamente da Il Post, il film si è fermato a 66 punti sui fatidici 80 necessari per accedere al tesoretto del ministero. Pare che alla voce “Qualità, innovatività e originalità della sceneggiatura”, l’opera abbia strappato solo 36 punti. Certo, raccontare di un ricercatore italiano torturato e ucciso dal regime di al-Sisi manca di quel guizzo fantasy che forse la commissione si aspettava. Magari con un finale a sorpresa in cui Giulio viene salvato da un supereroe sovranista, avrebbero sbancato il botteghino ministeriale.

Chiamato a rispondere durante il question time alla Camera, Giuli ha sfoggiato il suo miglior repertorio da Ponzio Pilato in cachemire. “Attribuire al ministero una volontà di censura è privo di fondamento”, ha tuonato il ministro, come riportato da Fanpage. E poi il capolavoro: “Io non condivido né sul piano ideale né morale la scelta, ma non è frutto di una decisione politica”. Tradotto: fanno tutto loro, io passavo di qua per caso. Una difesa così solida che ha convinto persino i muri, ma non due membri storici delle commissioni ministeriali, Paolo Mereghetti e Massimo Galimberti, che hanno rassegnato le dimissioni lamentando una “incompatibilità ambientale”, come segnalato da Il Post e Quotidiano Arte.

Il messaggio del governo sembra chiaro: l’identità nazionale italiana vale solo se non disturba troppo i partner commerciali che comprano armamenti e vendono gas. La mamma di Giulio, Paola Deffendi, non si fa illusioni. “A queste ingiustizie ci siamo abituati da dieci anni”, ha dichiarato con amara lucidità, come ripreso da Sky TG24, aggiungendo un pensiero per chi nel progetto ha investito “cuore, anima e testa”.

Per fortuna, il cinema ha gli anticorpi che alla politica mancano. Come rivela Il Fatto Quotidiano, il film torna in oltre 60 sale grazie al circuito indipendente Fandango e Circuito Cinema. Una pernacchia a chi pensava di silenziarlo con la burocrazia. Perché, alla fine, Giulio continua a fare cose. Il Ministero, invece, si limita a firmare scartoffie e a nascondersi dietro un cavillo tecnico. Chapeau.

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