Ci eravamo tanto amati, tra un comizio al CPAC e una strizzatina d’occhio ai conservatori d’oltreoceano. Ma il sogno bagnato dell’asse sovranista Roma-Washington si è appena schiantato contro il muro della dura realtà. E a tirare il freno a mano ci ha pensato direttamente l’inquilino della Casa Bianca. Dalle colonne del Corriere della Sera, Donald Trump ha servito a Giorgia Meloni un avviso di sfratto dal club dei duri e puri: “Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo”.
Un colpo al cuore per l’autoproclamata Underdog della Garbatella. L’intervista al quotidiano di via Solferino è un concentrato di veleno al cianuro, degno della miglior faida pop. Il motivo della rottura? Il petrolio e la guerra in Iran, of course. The Donald non si capacita di come l’Italia non voglia infilarsi l’elmetto per andare a sbloccare lo stretto di Hormuz. “A voi italiani piace il fatto che la vostra presidente non stia facendo nulla per ottenere il petrolio?” ha incalzato Trump, insinuando che a Meloni piaccia lasciare il lavoro sporco agli americani.
Ma la vera spy story vaticana si consuma sull’asse Roma-Oltretevere. Tutto nasce dalle dichiarazioni di Papa Leone XIV, reo di aver invocato la pace e di “non avere idea di quello che sta succedendo”, secondo il fine analista geopolitico col ciuffo arancione. Quando Meloni ha provato a fare scudo al Pontefice, definendo “inaccettabili” gli attacchi americani, Trump ha risposto con la grazia di un bulldozer: “È lei che è inaccettabile”. E per non farci mancare un tocco di ansia apocalittica, ha aggiunto che a Meloni non importa nulla se l’Iran decidesse di “fare saltare in aria l’Italia in due minuti” con un’arma nucleare. Sbam.
Come in ogni drama americano che si rispetti, c’è anche il comic relief del cast di supporto. Il vicepresidente JD Vance, in diretta su Fox News, ha gentilmente suggerito al Vaticano di occuparsi solo “delle questioni morali”, lasciando che sia Trump a dettare la linea di politica estera. Un po’ come chiedere a un vegano di recensire una steakhouse.
E mentre Trump si asciuga una lacrima per la recente sconfitta elettorale in Ungheria dell’amico Viktor Orban — definito un “brav’uomo” che aveva fatto un ottimo lavoro sull’immigrazione — a Palazzo Chigi suona il De Profundis per la luna di miele atlantista. Meloni scopre a sue spese la prima regola del Fight Club trumpiano: il sovranismo va bene, ma solo finché il “sovrano” è lui. L’Italia, bollata come parte di un’Europa che si sta “distruggendo dall’interno”, si ritrova così declassata da partner strategico a comparsa sgradita. E la NATO? Per Donald è solo “una tigre di carta”.
Alla fine della fiera, la narrazione meloniana del patriottismo di ferro si scontra con il bullismo da cortile di Mar-a-Lago. Volevano la leadership forte, si sono beccati il due di picche in mondovisione. Sipario.
Cronistoria dei Fatti
Inizio Aprile 2026: Papa Leone XIV interviene invocando negoziati di pace. Donald Trump lo attacca duramente, accusandolo di ignorare le atrocità del regime di Teheran contro i propri cittadini.
Metà Aprile 2026: Giorgia Meloni difende il Pontefice, bollando come “inaccettabili” le critiche di Washington e confermando la ritrosia italiana a un coinvolgimento militare diretto.
14 Aprile 2026: JD Vance intima al Papa di non intromettersi nella politica estera USA. In parallelo, esplode l’intervista esclusiva al *Corriere della Sera*, dove Trump certifica la rottura con Meloni, accusandola di codardia e di non voler tutelare gli interessi energetici e di sicurezza dell’Occidente.


