Venerdì sera, Roma. Mentre il Paese brucia tra venti di guerra in Iran e il gasolio alla pompa che sfiora cifre da gioielleria, va in scena l’Ultima Cena (o forse la penultima) a casa di Giorgia Meloni. Il menù? Rane da ingoiare e metafore automobilistiche. Come raccontano i retroscena diffusi da Sky TG24, la premier ha convocato i suoi due fidi scudieri, Matteo Salvini e Antonio Tajani, per un vertice post-Consiglio dei ministri. Il diktat, sussurrato tra un amaro e l’altro, è stato perentorio: «Dovete ingranare le marce alte e portare risultati».
La fuoriserie a secco
Tutto molto poetico, in puro stile Fast & Furious – Tokyo Drift de noantri, se non fosse che per ingranare la quinta serve prima di tutto la benzina. E con il carburante che ha sfondato la soglia psicologica (e psichiatrica) dei 2,70 euro al litro, forse conveniva suggerire un più sobrio abbonamento ai mezzi pubblici. La fuoriserie sovranista ha il motore fuso: la batosta al recente referendum costituzionale ha lasciato la premier «molto delusa», convinta che gli italiani avrebbero premiato il merito. Invece, l’hanno lasciata a piedi, aprendo la fase più delicata dall’inizio della legislatura.
I passeggeri del disastro
E chi c’è sul sedile del passeggero di questa rombante utilitaria? Da una parte un Matteo Salvini che, smaltita la sbornia elettorale, sogna di tornare al Viminale, magari per mettere i posti di blocco direttamente fuori dagli hotel di Ilaria Salis (appena perquisita a Roma in un tragicomico blitz di polizia in “pieno regime”, come rimbalzato sulle agenzie Ansa). Dall’altra, Antonio Tajani, sempre più ologramma forzista, che rivendica la “centralità di Silvio” mentre il mondo va a rotoli e gli Houthi minacciano Suez.
Il fantasma della Santanchè e l’ira delle imprese
A pesare sul tavolo apparecchiato di casa Meloni c’è poi l’elefante nella stanza, o meglio, la poltrona vuota del Ministero del Turismo. Le combattute dimissioni di Daniela Santanchè hanno lasciato un vuoto che si tenta di colmare, ipotizzando un trasloco di Adolfo Urso, mentre la Pitonessa riappare in video dalla Versilia filosofeggiando: «La vita è lunga, si vince tutti insieme». Traduzione: se affondo io, vi tiro giù tutti. Nel frattempo, Sky TG24 riporta il duro attacco di Confindustria contro il governo per i tagli alla Transizione 5.0 nel decreto fiscale. La luna di miele con le imprese è finita, il “patto di fiducia” è venuto meno e gli industriali chiedono il conto.
Dunque, «mettete le marce alte». Un consiglio lodevole, un imperativo categorico che suona bene nei titoli dei tg. Ma la sensazione è che a Palazzo Chigi stiano premendo disperatamente sull’acceleratore senza essersi accorti di avere il freno a mano tirato, la frizione bruciata e la macchina parcheggiata in divieto di sosta. Più che marce alte, qui serve il carro attrezzi.
Cronistoria dei Fatti
Metà Marzo 2026: Daniela Santanchè, travolta dalle polemiche, rassegna le dimissioni da Ministra del Turismo. Giorgia Meloni assume l’interim, mentre circola il nome di Adolfo Urso per la successione.
27 Marzo 2026: Il prezzo del gasolio tocca picchi di 2,70 euro al litro. Nelle stesse ore, Confindustria attacca frontalmente il governo per i tagli agli incentivi alle imprese (Transizione 5.0).
27 Marzo 2026 (Sera): Giorgia Meloni convoca Matteo Salvini e Antonio Tajani a casa sua per una cena d’emergenza dopo il Cdm. La richiesta ai vicepremier e ai ministri è di “ingranare le marce alte”.
28-29 Marzo 2026: Mentre la tensione internazionale sale (il Pentagono si prepara a operazioni in Iran), a Roma scoppia il caso della perquisizione in hotel all’eurodeputata Ilaria Salis, scatenando le ire dell’opposizione.



