Frana a Niscemi: Musumeci e Schifani indagati per inerzia creativa

Frana a Niscemi, 13 indagati: ci sono anche Musumeci e Schifani

Se c’è una cosa che in Sicilia scorre più veloce dell’acqua piovana, sono le indagini per disastro colposo. La Procura di Gela ha appena servito il conto per la catastrofica frana che lo scorso 25 gennaio ha deciso di ridisegnare la geografia di Niscemi, mandando a valle mezza collina e lasciando 1.500 persone col fiato sospeso (e senza casa). Il menù del giorno? Tredici indagati. Ma non tredici passanti presi a caso: stiamo parlando del gotha politico-amministrativo dell’isola.

Come riporta Il Fatto Quotidiano, nel registro degli indagati figurano gli ultimi quattro presidenti della Regione Siciliana: Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci e l’attuale governatore Renato Schifani. Una reunion che fa invidia a quella degli Oasis, ma con molte meno chitarre e un numero spropositato di avvocati. E c’è di più. La satira a volte si scrive da sola: Nello Musumeci, che all’epoca dei fatti scaldava la poltrona di Palazzo d’Orléans, oggi è nientemeno che Ministro per la Protezione Civile. L’uomo incaricato dal Governo di salvarci dai disastri è indagato per non aver evitato un disastro. Chapeau.

Secondo le indiscrezioni raccolte da LiveSicilia, la tesi della Procura guidata da Salvatore Vella è chiara: i fondi c’erano, i progetti pure, ma la voglia di metterli a terra è franata prima ancora del versante collinare. Nelle casse regionali giacevano, intonsi e a prendere polvere, ben 12 milioni di euro destinati alle opere di mitigazione del rischio. Soldi stanziati decenni fa. Ma perché usare i fondi pubblici per mettere in sicurezza i cittadini quando puoi conservarli religiosamente come cimeli vintage?

A far compagnia ai magnifici quattro ex e attuali governatori, come ci ricorda Il Post, ci sono anche i vertici della Protezione Civile regionale dal 2010 a oggi, tra cui Calogero Foti e l’attuale capo Salvatore Cocina, oltre ai direttori generali dell’ufficio contro il dissesto idrogeologico. L’accusa per tutti è di disastro colposo e danneggiamento a seguito di frana.

Insomma, per quasi trent’anni a Niscemi l’unica cosa che è stata messa in sicurezza è l’immobilità burocratica. Mentre la terra si preparava al collasso idrogeologico, nei palazzi si giocava allo scaricabarile, un passatempo regionale che non passa mai di moda. Ora la magistratura farà il suo corso, ma la sensazione di trovarsi di fronte a un gigantesco, tragico Truman Show istituzionale è forte. E mentre i 12 milioni restano nel salvadanaio, ai niscemesi non resta che sperare che la prossima volta, a franare, sia solo l’arroganza della politica.


Cronistoria dei Fatti

 Cronistoria di un disastro annunciatoPer capire come si arriva a tredici indagati eccellenti, bisogna fare un salto indietro nel tempo. Ecco le tappe fondamentali di questa tragicommedia burocratica:

1997: Prima grande frana a Niscemi. Si accendono i riflettori sul grave dissesto idrogeologico della zona. Si promettono interventi rapidi e risolutivi.

1999: La Regione Siciliana firma un contratto di appalto con un’Associazione Temporanea di Imprese (Ati) per realizzare opere di mitigazione. Il tesoretto stanziato è di circa 23 miliardi di lire (oggi 12 milioni di euro).

Novembre 2010: Dopo undici anni di nulla cosmico, il contratto viene risolto per inadempimento. Le opere non sono state realizzate e i soldi restano in cassa. Inizia l’era coperta dalle indagini odierne, che coinvolge il mandato dei quattro governatori (Lombardo, Crocetta, Musumeci, Schifani).

Agosto 2025: Ultimo flebile tentativo della burocrazia: il dipartimento di Protezione civile nomina un responsabile unico del procedimento per sistemare idraulicamente il torrente Benefizio. Troppo tardi.

25 Gennaio 2026: Il disastro. La più grande frana d’Europa si abbatte su Niscemi. La collina cede, la zona rossa viene allargata, interi quartieri come Sante Croci e Trappeto vengono evacuati. Gli sfollati sono circa 1.500.

15 Aprile 2026:  Il Procuratore di Gela, Salvatore Vella, annuncia l’iscrizione nel registro degli indagati di 13 persone, tra cui vertici politici e tecnici della Regione, per disastro colposo.

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