Dl sicurezza: Mattarella stoppa i rimpatri a premi

Dl sicurezza, da Mattarella stop a norma sui rimpatri: niente emendamento, possibile nuovo decreto

Nel magico mondo della legislazione creativa all’italiana, l’esecutivo Meloni aveva partorito un’idea che nemmeno i peggiori sceneggiatori di Boris avrebbero osato proporre: trasformare gli avvocati penalisti in agenti di viaggio low cost per migranti. Il pacchetto, inserito di soppiatto nel Dl Sicurezza, era di una semplicità disarmante: 615 euro di “mancia” (ops, incentivo) al legale capace di convincere il proprio assistito ad accettare il rimpatrio volontario. Una sorta di porta a porta della remigrazione, roba da “soddisfatti o rimpatriati”.

Ma a guastare la festa patriottica ci ha pensato, come al solito, Sergio Mattarella. Come confermano i dispacci dell’agenzia AGI, il Capo dello Stato ha letteralmente “fermato tutto”, convocando al Quirinale il sottosegretario Alfredo Mantovano per una provvidenziale strigliata. Il senso del discorso, filtrato dai velluti del Colle e rilanciato da Adnkronos, è stato inequivocabile: questa roba non la firmo nemmeno sotto tortura. D’altronde, l’idea di pagare un avvocato per remare contro la permanenza del proprio cliente sfidava non solo il buonsenso, ma probabilmente anche un paio di codici deontologici e l’intera impalcatura costituzionale.

E qui arriva il vero capolavoro tattico della maggioranza. Invece di fare un’umiliante marcia indietro con un banale emendamento correttivo – che avrebbe allungato i tempi parlamentari rischiando di far decadere il decreto in scadenza il 24 aprile, un dettaglio temporale su cui concordano le agenzie come Primapress e i retroscena di Nicola Porro – il governo ha estratto dal cilindro la soluzione definitiva: un nuovo decreto. Se il primo fa acqua, seppelliscilo sotto un altro strato di burocrazia d’urgenza. È la cara vecchia tecnica del “chiodo scaccia chiodo”, o meglio, del “decreto scaccia decreto”.

Secondo le cronache di Libero, la norma abortita prevedeva uno stanziamento di ben 492.000 euro l’anno per foraggiare questi “premi di produzione” dell’espulsione. Un tesoretto che ora andrà riallocato, magari per pagare gli straordinari ai tecnici ministeriali che dovranno scrivere il prossimo testo di legge nel cuore della notte, sperando che stavolta qualcuno si ricordi di fare un check-up giuridico prima di mandarlo in gazzetta ufficiale.

Alla fine della fiera, il Dl Sicurezza si conferma il solito pasticcio all’italiana: un frullato indigesto di propaganda muscolare e scivoloni dilettanteschi. Mentre l’opposizione urla allo scandalo e la maggioranza fa finta di aver calcolato tutto fin dall’inizio, l’unica certezza è che a Palazzo Chigi hanno appena scoperto una dura verità: per fare i buttafuori della Nazione non basta sventolare una mancia di 600 euro in faccia agli avvocati. Serve almeno una legge scritta bene. E quella, a quanto pare, non si compra al discount della politica.

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