L’iran apre il telepass a hormuz: 2 milioni per passare

L'Iran prepara una legge per il pedaggio nello stretto di Hormuz, ma la guerra continua

Mentre i cieli del Medio Oriente sembrano un gigantesco flipper di missili e droni, a Teheran hanno avuto l’illuminazione definitiva da veri lupi di Wall Street in salsa sciita: se proprio devi fare la guerra, tanto vale monetizzarla. Dimenticate i blocchi navali ideologici e le minacce apocalittiche, la nuova frontiera della resistenza islamica è il casello autostradale.

Come ci ricordano le agenzie di stampa iraniane Fars e Tasnim – sempre sul pezzo quando si tratta di far sembrare normale la fine del mondo – il Parlamento di Teheran sta per sfornare una legge geniale: un bel pedaggio per le navi che transitano nello Stretto di Hormuz. Hai presente il Telepass? Uguale, solo che invece della sbarra di plastica c’è un incrociatore dei Guardiani della Rivoluzione e la tariffa sfiora i 2 milioni di dollari a botta.

A confermare l’istituzione di questa ‘Autostrade per l’Iran’ ci ha pensato Lloyd’s List, l’oracolo del traffico marittimo internazionale, che ha sganciato la bomba: l’Iran sta gestendo un vero e proprio regime da “toll booth”. Niente euro o dollari infedeli, però: pare che il conto si saldi comodamente in Yuan cinesi. Un tocco di classe geopolitico che fa tanto chic nei salotti dell’asse anti-occidentale.

La giustificazione ufficiale è poesia pura. Il presidente della Commissione Affari Civili del Parlamento iraniano l’ha toccata piano spiegando che riscuotono tariffe per «garantire la sicurezza delle navi». Un ragionamento blindato. Insomma, è la cara vecchia logica del “bella questa petroliera, sarebbe un peccato se le succedesse qualcosa”.

Nel frattempo, la guerra con Stati Uniti e Israele continua a mietere vittime e a far tremare i mercati. I dati della società di intelligence Windward parlano chiaro: prima del conflitto, dal chokepoint di Hormuz passavano un centinaio di navi al giorno. Oggi? Cinque. Un rivolo di disperati o di super-raccomandati che preferiscono pagare il pizzo di Stato pur di portare a casa il greggio, visto che da quel fazzoletto d’acqua passa il 20% dell’offerta petrolifera mondiale.

Quindi, mentre a Washington e Tel Aviv si calcolano le traiettorie balistiche e si litiga sui piani di pace, l’Ayatollah ha già indossato il gilet catarifrangente da casellante. La guerra santa sarà anche una questione di principi inossidabili, ma vuoi mettere la soddisfazione di emettere fattura?


Cronistoria dei Fatti

Da Chokepoint a Casello: L’escalation di HormuzOttobre 2023 – Gennaio 2026: Le tensioni nel Mar Rosso legate agli attacchi Houthi spingono il traffico navale verso rotte alternative, ma lo Stretto di Hormuz resta il collo di bottiglia vitale e insostituibile per il 20% del petrolio globale.

28 Febbraio 2026: Iniziano attacchi mirati e congiunti di Stati Uniti e Israele contro postazioni in Iran. La situazione degenera rapidamente in un conflitto aperto.

Marzo 2026: Il traffico commerciale a Hormuz crolla drasticamente. Secondo i dati di Windward, le navi in transito precipitano dalla media di 100 al giorno a poco più di 5. Le compagnie marittime iniziano a denunciare le prime richieste di pagamento informali da parte dei Guardiani della Rivoluzione.

Metà Marzo 2026: L’intelligence di *Lloyd’s List* rileva che le pochissime navi in transito viaggiano su rotte non convenzionali, schiacciate sulla costa iraniana, sotto scorta armata di Teheran e previo pagamento (registrato in alcuni casi in Yuan cinesi per aggirare le sanzioni).

25-26 Marzo 2026: Il Parlamento iraniano, attraverso le agenzie *Fars* e *Tasnim*, annuncia la stesura di una legge per istituzionalizzare il pedaggio. La “sicurezza” dello stretto diventa un servizio a pagamento (fino a 2 milioni di dollari a nave), trasformando unilateralmente un diritto di navigazione internazionale in un vero e proprio casello di guerra.

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