Le Idi di Marzo sono arrivate con qualche giorno di ritardo a Palazzo Madama, ma con una sceneggiatura che neanche i migliori sceneggiatori di House of Cards sotto acidi avrebbero saputo orchestrare. Maurizio Gasparri, l’eterno scudiero, l’uomo che ha attraversato le ere geologiche della destra italiana con la stessa immutabilità di un monolite di Kubrick, è stato gentilmente accompagnato alla porta. Si dimetterà oggi da capogruppo di Forza Italia al Senato, vittima di un putsch interno che sa di Prima Repubblica mescolata al peggior cinismo da calciomercato.
Come riportano i retroscena de Il Post e Il Foglio, non si è trattato di un dibattito filosofico sui massimi sistemi, ma di una brutale conta dei numeri: 14 senatori su 20 hanno firmato la sua condanna politica. Quattordici pugnalate azzurre, inferte col sorriso di circostanza e la benedizione (nemmeno troppo velata) della famiglia Berlusconi. Ad affilare i coltelli, secondo Il Fatto Quotidiano, ci avrebbe pensato Claudio Lotito. Il presidente della Lazio, smentendo con la consueta verve democristiana, avrebbe fatto da collettore per le firme, dimostrando che gestire uno spogliatoio in Serie A e un gruppo parlamentare al collasso richiede esattamente la stessa dose di spietatezza.

E mentre Gasparri mastica amaro, trincerandosi dietro un laconico «Nessun commento» rilasciato alle agenzie, il partito ha già pronto il nome per il nuovo cartellone del tour: Stefania Craxi. Come conferma Tgcom24, la figlia dell’ex leader socialista è in pole position assoluta per prendere le redini del gruppo. È il ritorno del craxismo in versione 2.0, una mossa dal retrogusto squisitamente vintage che serve a Forza Italia per dare una parvenza di solidità istituzionale in un momento in cui il partito trema come un amplificatore al massimo del volume.
Il contesto, d’altronde, è quello di un disastro su tutta la linea. Il fallimento del referendum sulla giustizia ha mandato in cortocircuito i vertici, portando prima alle dimissioni di Daniela Santanchè – che ha salutato la truppa ricordando di essere «abituata a pagare i conti» – e ora al sacrificio di Gasparri, considerato fin troppo fedele alla linea di un Antonio Tajani sempre più accerchiato.
Ma non temete per il buon Maurizio: in questo grande gioco delle sedie musicali che è la politica italiana, nessuno resta mai in piedi. Come sottolineano le fonti di Sky TG24, per lui è già pronto il paracadute dorato: andrà a presiedere la commissione Esteri e Difesa, lasciata libera proprio dalla neo-promossa Craxi. Un valzer di poltrone perfetto, dove si cambia tutto affinché non cambi assolutamente nulla. Lo show, in fondo, deve sempre continuare.
Cronistoria dei Fatti
L’effetto domino (25 marzo 2026):Le tensioni nel governo e nella maggioranza culminano con le dimissioni della ministra Daniela Santanchè. Il clima di resa dei conti si sposta immediatamente sui vertici dei gruppi parlamentari.
La manovra Lotito (Notte tra il 25 e il 26 marzo 2026): Secondo diverse indiscrezioni giornalistiche, il senatore Claudio Lotito organizza una raccolta firme tra i colleghi di partito per sfiduciare Maurizio Gasparri. In poche ore, 14 senatori su 20 (inclusi i ministri Casellati e Zangrillo) firmano la richiesta di avvicendamento.
L’ultimatum (Mattina del 26 marzo 2026): A Gasparri vengono concesse 48 ore per gestire l’uscita, ma la pressione lo costringe a cedere subito. Alle 16:30 viene convocata d’urgenza la riunione del gruppo di Forza Italia al Senato con all’ordine del giorno le sue dimissioni.
Lo scambio di poltrone: Viene delineata la *exit strategy*. Stefania Craxi, figura ritenuta più solida e di garanzia, viene designata come nuova capogruppo. In cambio, Gasparri viene destinato alla presidenza della Commissione Esteri del Senato, occupando proprio la casella lasciata vuota dalla Craxi.


