Ci eravamo tanto amati, o forse no. Se c’è una cosa che la politica italiana sa fare con inarrivabile maestria, è smantellare i reati scomodi col favore delle telecamere amiche, per poi farsi smentire alla luce del sole da Bruxelles. E così, proprio mentre i colletti bianchi e gli amministratori locali con il vizietto dell’appalto “creativo” stappavano ancora le bottiglie di pregio per festeggiare la dipartita dell’abuso d’ufficio, l’Europa ha deciso di rovinare il party.
Il 26 marzo 2026 passerà alla storia come il giorno in cui il Parlamento Europeo ha tirato un metaforico schiaffone al Guardasigilli Carlo Nordio. Con 581 voti a favore, 21 contrari e 42 astenuti, l’Eurocamera ha approvato la nuova direttiva anticorruzione. Il testo è chiaro, limpido, inequivocabile: gli Stati membri devono qualificare come reato “l’esercizio illecito di funzioni pubbliche”. In parole povere? L’abuso d’ufficio, quello che la maggioranza meloniana aveva trionfalmente spazzato via con la riforma dell’agosto 2024, deve risorgere dalle sue ceneri.

La scena ha contorni quasi fantozziani. La relatrice olandese del provvedimento, Raquel Garcia Hermida (Renew Europe), non l’ha certo mandata a dire ai cronisti: “L’Italia dovrà obbligatoriamente reintrodurre come reato almeno due fattispecie, tra le più gravi, nell’ambito dell’abuso di ufficio. Il mandato è molto chiaro”. Ma il vero capolavoro di umorismo involontario lo ha regalato la presidente dell’Eurocamera, Roberta Metsola. Interpellata sulla figuraccia di Roma, ha candidamente ricordato che “l’Italia ha votato a favore di queste regole in Consiglio Ue”. E non solo: persino gli eurodeputati di Fratelli d’Italia hanno pigiato il tastino verde a Strasburgo. Un cortocircuito logico che farebbe invidia ai migliori sceneggiatori di Boris: a Roma cancellano il reato per “salvare i sindaci”, a Bruxelles votano per rimetterlo. Schizofrenia istituzionale o semplice analfabetismo normativo? Ai posteri l’ardua sentenza.
Ovviamente, l’opposizione è già in modalità “ve l’avevamo detto”, ballando la conga sulle macerie della riforma Nordio. Giuseppe Conte gongola parlando di “batosta per Meloni”, ricordando come il governo avesse “cancellato questo reato per privilegiare politici e colletti bianchi”. Dal Pd, Piero De Luca rincara la dose denunciando una “deriva che danneggia la credibilità internazionale”. E mentre il presidente dell’Anticorruzione, Giuseppe Busia, tira un sospiro di sollievo sperando che la direttiva colmi i “vuoti di tutela”, a Palazzo Chigi si studiano i sinonimi. Come lo chiameranno adesso? “Birichinata amministrativa”? “Distrazione di massa”?
Il dado è tratto. L’esecutivo si ritrova ora con un cerino acceso in mano e una scadenza europea sul collo per recepire la norma. Dopo aver stracciato l’articolo 323 vendendolo come una vittoria storica contro il giustizialismo, la maggioranza dovrà fare un imbarazzante testacoda e reintrodurre ciò che aveva appena giubilato. D’altronde, nell’Italia contemporanea, la coerenza è un reato ben più grave dell’abuso d’ufficio. E per quello, per fortuna, l’Europa non ha ancora previsto sanzioni.
Cronistoria dei Fatti
Estate 2023 – Il pretesto: Inizia la crociata del Ministro Nordio contro la famigerata “paura della firma”. I sindaci, si diceva, sono paralizzati. Non firmano più nemmeno le autorizzazioni per la sagra della salsiccia per il terrore di finire indagati. I numeri sbandierati dal governo sembravano dare loro ragione: oltre 5.000 procedimenti nel 2023 e pochissime condanne definitive.
Agosto 2024 – Il colpo di spugna: Con l’approvazione definitiva della Legge n. 114, il governo Meloni – supportato da Italia Viva e Azione – abroga formalmente l’articolo 323 del codice penale. L’abuso d’ufficio non esiste più in Italia. I “furbetti” del quartierino esultano, i magistrati e l’Anac avvertono: “Stiamo creando un buco normativo pericolosissimo”.
2025 – Le avvisaglie europee: Mentre l’Italia si gode il suo nuovo Far West amministrativo, a Bruxelles Consiglio e Parlamento Ue trovano l’accordo sulla nuova direttiva anticorruzione. Spunta l’articolo 11, che introduce il reato di “esercizio illecito di funzione pubblica”. A Roma fanno finta di non sentire.
26 Marzo 2026 – Il capolinea: Il Parlamento Europeo approva la direttiva in via definitiva. La norma prevede che gli Stati membri adottino misure affinché l’adempimento o l’omissione di un atto da parte di un funzionario pubblico, se commessi intenzionalmente e in grave violazione di legge, costituiscano reato penale. L’Italia ha ora dai 24 ai 36 mesi per recepire la direttiva e reintrodurre l’odiato reato.


