Elezioni Bulgaria: Radev top gun vola al 38%. Borissov a picco

Bulgaria, exit poll: Radev vince le elezioni con 38% voti

A Sofia votare è ormai diventato un hobby nazionale, praticato con molta più frequenza del padel. Con l’apertura delle urne per l’ottava volta in appena cinque anni, la Bulgaria si conferma il parco giochi definitivo dell’instabilità politica europea, una sorta di loop temporale dove l’unico vero vincitore è solitamente il caos. Ma a questo giro, il reality show balcanico ha regalato un colpo di scena degno di un B-movie d’azione: Rumen Radev, l’ex presidente con il vizietto del jet supersonico, ha sbaragliato tutti.

Stando ai primi exit poll, il suo fiammante e neonato partito “Bulgaria Progressista” avrebbe sfondato il tetto del 38% dei voti. Un vero e proprio blitzkrieg elettorale che ha letteralmente asfaltato i conservatori di Gerb. L’ex inossidabile premier Boyko Borissov, per quasi un decennio padrone assoluto del Paese, si ritrova a raccogliere i cocci di un misero 16%, roba che a momenti lo superano le liste condominiali. E la coalizione liberale Pp-Db? Dispersa nel nulla cosmico, inchiodata attorno a un timido 14%.

Ma chi è davvero questo Radev che fa tremare i colletti bianchi di Bruxelles? Immaginatevi un incrocio tra il Maverick di Top Gun e un nostalgico della Guerra Fredda. Ex generale dell’aeronautica e pilota esperto, Radev ha condotto la sua campagna elettorale a colpi di testosterone e cloche, facendosi persino filmare mentre decolla a bordo di un caccia MiG-29. Una mossa di marketing politico che fa sembrare le felpe e le dirette Facebook dei nostri leader roba da asilo nido. A inizio anno aveva mollato in anticipo il suo secondo mandato presidenziale per scendere nell’arena, promettendo di sradicare la corruzione e “rompere con il modello oligarchico”. Missione compiuta, a quanto pare.

C’è solo un “piccolo” dettaglio che fa sudare freddo l’asse Bruxelles-Washington: il nostro Top Gun de noantri non fa mistero delle sue simpatie per il Cremlino. Euroscettico dichiarato, ferocemente contrario agli aiuti militari all’Ucraina e convinto che la Crimea sia “russa”, Radev promette di essere il nuovo incubo dell’Unione Europea. Altro che tirare un sospiro di sollievo per la fine dell’era Orbán in Ungheria; qui l’Europa rischia di trovarsi un asse Mosca-Sofia servito su un piatto d’argento, con tanto di colonna sonora dei Berlin in sottofondo.

Mentre l’affluenza torna miracolosamente a salire, superando il 55% e dimostrando che forse i bulgari non si sono ancora del tutto arresi all’apatia, la vera domanda è: Radev riuscirà a formare un governo stabile con i suoi probabili 110 seggi, o tra quattro mesi saremo di nuovo qui a commentare la nona stagione di questa infinita serie TV elettorale? Nel dubbio, allacciate le cinture. Il comandante Rumen ha preso i comandi, e non sembra minimamente intenzionato a usare il pilota automatico.

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