Missione hormuz: Meloni invia le navi (se il parlamento vuole)

Iran, Macron e Starmer annunciano missione per riapertura duratura Hormuz. Meloni:

Parigi, Palazzo dell’Eliseo. Sembrava la reunion di una tribute band europea un po’ sgangherata, ma senza il frontman americano che nel frattempo twitta insulti dal divano di Mar-a-Lago. Emmanuel Macron, Keir Starmer, Friedrich Merz e la nostra inossidabile Giorgia Meloni si sono ritrovati per annunciare al mondo la nuova super-hit geopolitica: la Coalizione dei Volenterosi per lo Stretto di Hormuz.

Come riportano le cronache delle ultime ore, la missione è chiara: sminare e riaprire la rotta petrolifera bloccata da Teheran dopo l’inizio del conflitto tra Usa, Israele e Iran. Keir Starmer, con l’aplomb di chi ha appena scoperto che la bolletta della luce è triplicata, ha accusato l’Iran di “tenere in ostaggio l’economia mondiale”. Macron, in tenuta da crociato della diplomazia, ha precisato che la missione della coalizione (composta da Paesi “non belligeranti”) sarà “strettamente difensiva”. Insomma, andiamo lì con le navi da guerra, ma solo per fare amicizia e spazzare via qualche mina navale, sempre che le condizioni di sicurezza lo permettano.

E l’Italia? L’Italia c’è. La Sora Giorgia, fresca dell’approvazione del ddl Sicurezza, non si tira indietro di fronte alle grandi sfide globali. “L’Italia offre la sua disponibilità a inviare proprie unità navali”, ha tuonato la premier, aggiungendo però la postilla che ci salva da secoli: “sulla base di un’autorizzazione parlamentare per quelle che sono le nostre regole costituzionali”. Geniale. Tradotto dal politichese: vi mandiamo gli incrociatori, ma prima dobbiamo superare l’ostruzionismo dell’opposizione, votare la fiducia al Senato, fare i conti con i mal di pancia della maggioranza e aspettare che la burocrazia faccia il suo corso. Se le mine a Hormuz aspettano i tempi di Montecitorio, arrugginiscono prima di esplodere.

Il tutto accade mentre oltreoceano The Donald lancia strali infuocati. Il tycoon ha definito gli alleati europei dei “codardi”, ricordando a Starmer che il Regno Unito “non ha nemmeno una marina” e dedicando un pensiero speciale a Roma: “L’Italia non ci ha aiutato, noi non li aiuteremo”, riesumando persino il fantasma craxiano di Sigonella.

Ma a Parigi, i Volenterosi tirano dritto. Sognano una missione di pace armata fino ai denti, per sminare un canale marittimo e salvare il 20% del petrolio globale. In fondo, cosa potrebbe andare storto? Al massimo, ci penserà un maxiemendamento a salvarci dall’apocalisse.


Cronistoria dei Fatti

Cronistoria: Come siamo finiti a sminare Hormuz28 Febbraio 2026: Stati Uniti e Israele avviano le operazioni militari contro l’Iran. In risposta, Teheran chiude di fatto lo Stretto di Hormuz, un imbuto marittimo da cui transita abitualmente un quinto del petrolio mondiale. L’economia globale va in tilt.

Marzo 2026: Il presidente Usa Donald Trump annuncia un blocco navale di ritorsione contro i porti iraniani e accusa gli alleati europei di vigliaccheria per non essere entrati in guerra al fianco di Washington.

Inizio Aprile 2026: Francia e Regno Unito iniziano a tessere la tela diplomatica per una missione marittima “non belligerante”. L’obiettivo è ripristinare la libertà di navigazione una volta raggiunto un cessate il fuoco. Nasce la “Coalizione dei Volenterosi”, formata da oltre 40 Paesi (ma rigorosamente senza gli Usa).

17 Aprile 2026: Summit all’Eliseo. Macron, Starmer, Merz e Meloni ufficializzano l’iniziativa. L’Iran, tramite il portavoce del ministero degli Esteri, avverte che qualsiasi interferenza esterna non farà che “complicare la situazione”. I Volenterosi, tuttavia, si dichiarano pronti a scaldare i motori, in attesa che i rispettivi parlamenti trovino uno slot libero in agenda.

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