Il day after del referendum sulla Giustizia assomiglia più al backstage dei Mötley Crüe negli anni ’80 che ai corridoi ovattati di Palazzo Chigi. Giorgia Meloni si è svegliata con un cerchio alla testa grande quanto il clamoroso trionfo del ‘No’, e ha deciso che era giunto il momento di spaccare le chitarre. Il risultato? Un repulisti governativo che ha il sapore di un tour d’addio per i fedelissimi inciampati in qualche guaio di troppo.
Secondo quanto riportato da Tiscali Notizie, la premier, in versione furia cieca, ha urlato ai suoi che «noi siamo la destra della legalità», decidendo di staccare la spina alle ambiguità. Ed ecco che, con la grazia di un buttafuori al Cocoricò, arrivano le dimissioni ‘spintanee’ del sottosegretario Andrea Delmastro e della capo di gabinetto Giusi Bartolozzi. Via, sciò. L’Underdog non fa prigionieri, e se c’è da sacrificare un fratello d’Italia sull’altare del consenso perduto, lo si fa senza troppi sentimentalismi da prima repubblica.
Ma in ogni epopea rock c’è il membro della band che non vuole scendere dal palco, neanche quando hanno già spento le luci. E qui entra in scena Daniela Santanchè. Come racconta minuziosamente l’AGI, la Pitonessa si è barricata nel ministero, opponendo una resistenza stoica. I boatos di Montecitorio sussurrano che stia contrattando un ruolo di peso nel partito a Milano e in Lombardia per la prossima legislatura. Insomma, pur di non mollare la poltrona del Turismo a costo zero, si accontenterebbe di trasformare il Pirellone nel suo Twiga personale.
E ora? Archiviato il repulisti (Pitonessa permettendo), si punta al rilancio dell’agenda di governo. Sempre l’agenzia AGI ci regala le perle del responsabile organizzativo FdI Giovanni Donzelli, che scandisce un mantra inequivocabile: «Meloni non intende vivacchiare». Niente unplugged acustici, si torna a pompare i decibel sui cari vecchi cavalli di battaglia: sicurezza ed economia. E poi c’è la magica riforma della legge elettorale. Un terreno minato dove, come sottolinea Il Foglio, Elly Schlein fa la preziosa per conto del PD: «Collaborare? Dipende dalla destra».
La verità è che puoi cacciare dal gruppo i musicisti più stonati o ingombranti, ma se lo spartito è lo stesso che gli italiani hanno appena fischiato sonoramente nelle urne referendarie, il rischio di suonare a un festival vuoto è altissimo. La mossa di Giorgia è servita: ha rovesciato il tavolo per mostrare chi comanda. Ora bisognerà vedere se, tolta la tovaglia, le è rimasta in mano almeno una sedia.
Cronistoria dei Fatti
25 Marzo 2026: Il day after. Giorgia Meloni, furiosa per l’esito elettorale, decide di non restare a guardare. Per scrollarsi di dosso l’ombra di un esecutivo garantista con la casta, avvia un duro repulisti interno.
25-26 Marzo 2026: Arrivano le dimissioni “spintanee” del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro (storico fedelissimo) e della capo di gabinetto Giusi Bartolozzi.
26 Marzo 2026: Il mirino si sposta su Daniela Santanchè. La ministra del Turismo, però, fa muro. Le cronache parlamentari riportano frenetiche trattative in cui la “Pitonessa” chiederebbe garanzie elettorali in Lombardia prima di fare un passo indietro.
26 Marzo 2026 (Pomeriggio): Fratelli d’Italia serra i ranghi. Giovanni Donzelli dichiara che la premier “non intende vivacchiare”. Parte il piano per il rilancio dell’agenda di governo: focus su sicurezza, economia e il cantiere della nuova legge elettorale, su cui il PD di Elly Schlein frena.


