La primavera porta consiglio, ma al Ministero della Difesa porta soprattutto voglia di Risiko. Dimenticate i noiosi dibattiti al Palazzo di Vetro, i veti incrociati e le estenuanti risoluzioni. Il nostro Guido Crosetto, in piena sindrome da Top Gun de noantri, ha deciso che l’accessorio della stagione non è il basco azzurro. Come ha tuonato in queste ore alle agenzie di stampa, con la delicatezza di un cingolato in una cristalleria, l’Italia è pronta a intervenire: «se serve a Hormuz anche senza il cappello Onu».
BAM! DAGO-FLASH! Il gigante di Fratelli d’Italia rottama decenni di noiosa diplomazia internazionale con una frase che sembra uscita dal backstage di un concerto dei Mötley Crüe. Chi ha bisogno del pass delle Nazioni Unite quando hai una fregata missilistica e un inarrestabile furore geopolitico? Il “cappello Onu”, a quanto pare, stringe sulle tempie o rovina la piega. Meglio andare a capo scoperto nello Stretto di Hormuz, la discoteca più esplosiva del Medio Oriente, a fare i buttafuori per i cargo commerciali. In fondo, il sacro diritto di far arrivare in orario i container carichi di friggitrici ad aria e fast fashion vale bene uno strappo al diritto internazionale.
È la nuova dottrina del Governo: la legge vale per i nemici, per noi si applica a seconda dell’umore. E mentre il nostro Ministro della Guerra (pardon, della Difesa) snobba le scartoffie onusiane, il tour armato non si ferma. Le cronache confermano che sul tavolo del ministero ci sono già nuove ipotesi anche per la missione Unifil, perché quando ti parte il riff di chitarra interventista, un solo palcoscenico non basta mai.
Nel frattempo, la frontwoman di Palazzo Chigi non resta a guardare. Giorgia Meloni ha già i bagagli pronti: giovedì volerà a Cipro. Magari per cercare uno scoglio strategico da cui ammirare le flotte occidentali, o forse solo per godersi il sole mentre l’opposizione si sbrana da sola. E mentre la Premier viaggia, in patria il clima è da rissa da saloon: a Milano scoppia il caos in Aula, con tanto di occupazione dei Verdi e proteste del Pd contro il gemellaggio con Tel Aviv. Un cortocircuito perfetto.
Siamo l’Italia, bellezza. Un Paese che fatica a far arrivare i treni regionali in orario, ma che si dichiara pronto a solcare i mari del Golfo Persico in solitaria, come un Rambo con la tessera della Pro Loco in tasca. Il multilateralismo? Una noiosa b-side che nessuno ascolta più. Se l’Onu non ci dà il cappello, noi ci mettiamo l’elmetto e andiamo a suonare il nostro assolo nel deserto. Sperando solo che, a furia di giocare a fare gli sceriffi globali senza mandato, qualcuno non decida di staccarci la corrente sul palco principale.


