C’è una certezza a Hollywood: le idee scarseggiano, ma il botulino e i jet supersonici non finiscono mai. Come annunciato in pompa magna dalla Paramount durante il CinemaCon di Las Vegas a metà aprile 2026, preparatevi all’ennesima dose di metadone nostalgico: Top Gun 3 è ufficialmente in fase di sviluppo.
Alla veneranda età di 63 anni, Tom Cruise tornerà a vestire i panni di Pete “Maverick” Mitchell. Evidentemente, la pensione non è contemplata per i salvatori della patria (e delle sale cinematografiche). Dopo aver incassato 1,5 miliardi di dollari con il capitolo precedente e aver ricevuto la benedizione papale di Steven Spielberg che lo ringraziava per aver salvato l’industria, il divo ha deciso che il mondo ha ancora bisogno del suo sorriso smagliante a Mach 10.
Ma veniamo al sodo, ovvero ai soldi, che a Hollywood sono l’unico vero effetto speciale. Secondo i ben informati del Daily Mail e le stime rimbalzate in questi giorni, Tommy-boy si porterebbe a casa un pacchetto retributivo che sfiora i 100 milioni di sterline, tra cachet iniziale da 18 milioni e corpose percentuali sugli incassi. Praticamente il PIL di un piccolo Stato insulare, versato sul conto corrente di un solo uomo per fingere di guidare un aereo militare. Una mossa che lo inserisce nel club dei nababbi del franchise, dritto di fianco a Robert Downey Jr. e ai suoi 100 milioni per l’imminente Avengers: Doomsday. La “nuova carica” dei blockbuster, a quanto pare, consiste nel pagare un solo boomer quanto l’intera troupe, e pregare che la Gen Z compri il biglietto.
E a proposito di Gen Z, non temete: la quota “giovani di belle speranze da umiliare” è garantita. È previsto il ritorno di Miles Teller (Rooster) e, soprattutto, di Glen Powell nei panni di Hangman. Powell, ormai diventato il prezzemolo dorato di ogni commedia e action movie americano, è attesissimo al varco. Ci si aspetta che rubi la scena e, soprattutto, che ci regali un’altra sequenza a petto nudo. Che sia beach volley, football o un torneo di pickleball all’ultimo sangue, l’importante è che i pettorali siano a favore di telecamera per compiacere i fan.
Ma la vera ironia di questo terzo capitolo, sceneggiato dal fedelissimo Ehren Kruger e prodotto dal sempiterno Jerry Bruckheimer, risiede nei presunti dettagli della trama. Le voci di corridoio parlano di uno scontro generazionale tra i piloti umani e la nuova frontiera dei droni “Next-Gen” guidati dall’Intelligenza Artificiale. Capito l’antifona? Mentre gli studios hollywoodiani sognano di sostituire sceneggiatori e comparse con i software, ci propinano un film da centinaia di milioni in cui l’eroe in carne e ossa sconfigge il perfido algoritmo. Una catarsi a pagamento per spettatori illusi che l’umanità trionferà sulle macchine.
Insomma, allacciate le cinture. Top Gun 3 sta scaldando i motori. Ci sarà la solita spruzzata di machismo tossico-ma-non-troppo, un po’ di geopolitica all’acqua di rose con nemici senza volto, e l’incrollabile certezza che finché Tom Cruise riuscirà a correre a perdifiato senza farsi venire un infarto, Hollywood si rifiuterà di inventare qualcosa di nuovo.


