In Italia, se non hai un dossier a tuo carico, non sei nessuno. È il nuovo status symbol: una volta c’era il macchinone, oggi c’è l’accesso abusivo alle banche dati. E in questa smaniosa corsa allo spionaggio fai-da-te, il nostro Paese non si fa mancare nulla, sfoderando l’ennesimo scandalo dal sapore di spy-story all’amatriciana. L’ultimo protagonista a calcare il palcoscenico del teatro dell’assurdo istituzionale è Giuseppe Del Deo, ex numero due del Dis (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza) e con un passato nell’Aisi, oggi indagato per peculato e accesso abusivo a sistema informatico.
Come riporta Avvenire, l’ex 007 avrebbe utilizzato gli schedari informativi istituzionali per “fini non istituzionali”. In pratica, usava il database della sicurezza nazionale con la stessa disinvoltura con cui noi usiamo l’account Netflix scroccato. Ma la vera chicca non è tanto la curiosità pruriginosa, quanto il portafoglio. Secondo quanto ricostruito dai colleghi di Sky TG24, la Procura di Roma contesta a Del Deo un peculato da ben 5 milioni di euro. Spiccioli che, secondo l’impianto accusatorio, sarebbero stati allegramente bonificati tramite contratti a una società “amica”, la Sind, gestita da Enrico Fincati (anch’egli indagato), specializzata in riconoscimento facciale e biometrico. Perché se devi schedare mezza Italia, almeno fallo in 4K.
Tutto questo ruota attorno a un nome in codice che sembra uscito da un manga giapponese di dubbio gusto: la “Squadra Fiore”. Come ci delizia Il Fatto Quotidiano, Del Deo, ai tempi in cui era dirigente del reparto economico finanziario dell’Aisi, si sarebbe avvalso di questo gruppo di collaboratori, “denominati convenzionalmente ‘i neri’, ai quali dava disposizioni per attività clandestine di tipo para-investigativo”. Un gruppo di ex appartenenti alle forze dell’ordine e dei servizi, riciclati come spioni a cottimo.
Non dimentichiamo il contorno di questo gustoso banchetto: l’ANSA ci ricorda che tra gli undici indagati spunta anche Carmine Saladino, ex capo della società Maticmind, accusato di truffa, e persino l’intramontabile Giuliano Tavaroli, vecchia gloria dello scandalo Telecom-Sismi. In Italia il riciclo delle competenze è una cosa seria, l’economia circolare dello spionaggio non tramonta mai.
E la politica? Muta, o quasi. Del Deo, ex ufficiale dell’esercito, era stato nominato numero due del Dis nell’agosto del 2024 dal governo Meloni, per poi dimettersi misteriosamente nell’aprile del 2025, atterrando morbidamente sulla poltrona di presidente esecutivo di Cerved Group Spa. Le indagini odierne, figlie anche dei faldoni della maxi-inchiesta “Equalize” di Milano, ci restituiscono l’immagine di un Paese in cui i segreti di Stato sono un optional.
In conclusione, la morale di questa ennesima puntata della saga “Dossieraggio all’Italiana” è semplice: mentre il cittadino comune viene multato se sbaglia un decimale nella dichiarazione dei redditi, ai vertici della nostra intelligence c’è chi gioca al Monopoli con 5 milioni di euro pubblici, trasformando gli archivi di Stato nel proprio personalissimo Grande Fratello. E noi, come sempre, paghiamo il biglietto per uno spettacolo che non volevamo vedere.
Cronistoria dei Fatti
Aprile 2026: Le indagini della Procura di Milano sul caso “Equalize” forniscono elementi cruciali alla Procura di Roma e alla Direzione Nazionale Antimafia, portando alla luce l’operatività parallela della “Squadra Fiore”.
20 Aprile 2026: Scatta il blitz dei carabinieri del Ros con perquisizioni a carico di 11 indagati in tutta Italia. Tra questi, Giuseppe Del Deo (accusato di peculato per 5 milioni di euro e accesso abusivo), Enrico Fincati della società Sind, Carmine Saladino (ex Maticmind) e Giuliano Tavaroli.
Il Modus Operandi: Secondo le indagini, la “Squadra Fiore” effettuava dossieraggi illeciti usando fondi pubblici. Del Deo avrebbe usato i soldi dell’Aisi per finanziare la società Sind e sfruttato gli archivi istituzionali per fini personali e non istituzionali.


