Da Armageddon a Vacanze di Natale a Islamabad il passo è clamorosamente breve. Donald Trump, l’uomo che fino all’altro ieri minacciava di cancellare l’intera civiltà iraniana con la stessa foga con cui ordina un cheeseburger ben cotto, ha improvvisamente scoperto il suo lato zen. E così, habemus tregua: Usa e Iran depongono i missili per quattordici giorni netti, giusto il tempo di farsi una doccia, ricaricare le batterie e capire chi deve pagare il conto.
Come riporta Open, il capolavoro diplomatico ruota tutto attorno allo Stretto di Hormuz, che verrà riaperto ma con una postilla fantozziana: Teheran e l’Oman metteranno su un bel casello marittimo per riscuotere il pedaggio dalle navi di passaggio. I nuovi Benetton del Golfo Persico useranno i fondi per la ricostruzione. In pratica, The Donald ti bombarda e poi ti autorizza a fare cassa coi mercantili internazionali per rifarti il tinello. Un vero genio del business. Eppure, secondo quanto battuto dall’AGI, il biondo platino della Casa Bianca non ha perso occasione per sbandierare ai microfoni dell’Afp una «vittoria totale e completa al 100%». Certo, come no: una vittoria talmente schiacciante che la tv di Stato iraniana, tra caroselli e bandiere in piazza, l’ha già ribattezzata una «ritirata umiliante» per Washington.
Dietro le quinte di questo teatrino geopolitico, il cast è da Oscar. Il New York Times (ripreso puntualmente da LaPresse) ci spiffera che ad accettare la tregua sia stato il ‘nepo-baby’ della teocrazia, la neo Guida Suprema Mojtaba Khamenei. Pare che per convincerlo sia servita una ramanzina last-minute della Cina, che in veste di zio ricco ha suggerito a Teheran di abbassare la cresta e pensare agli affari. E i mediatori ufficiali? Niente meno che i pakistani, trasformatisi per l’occasione in provetti wedding planner della pace globale.
Ma in ogni reality show che si rispetti c’è sempre il guastafeste. In questo caso è Benjamin Netanyahu. Come ci ricorda Tgcom24, il premier israeliano ha fatto sapere di appoggiare la pausa sigaretta di due settimane, ma con una precisazione grande quanto una casa: «La tregua non comprende il Libano». Della serie: voi riposatevi pure, io ho ancora un paio di vicini da sfrattare a suon di droni.
Il gran finale di questa farsa andrà in scena venerdì, quando a Islamabad si siederanno al tavolo delle trattative i pesi massimi dell’amministrazione Usa. Chi manderà Trump per negoziare i destini del mondo? Il ticket delle meraviglie: JD Vance e il genero Jared Kushner, pronto a risolvere la crisi mediorientale tra un aperitivo e un business plan immobiliare. Nel frattempo, i mercati esultano e il prezzo del gas crolla. Perché, alla fine della fiera, se c’è da salvare il portafoglio, persino l’apocalisse può mettersi in stand-by per un paio di settimane.


