Meloni nel golfo: blitz a Gedda tra sceicchi e pieni di gas

Blitz di Meloni nel Golfo, missione lampo di due giorni in Arabia Saudita, Qatar ed Emirati

Mentre noi comuni mortali piangiamo davanti alla pompa di benzina guardando le accise, la nostra “Underdog” di Palazzo Chigi ha deciso di tagliare gli intermediari e fare il pieno direttamente alla fonte. E che fonte. Con il tempismo di una rockstar che sale sul palco a concerto già iniziato, Giorgia Meloni è atterrata oggi pomeriggio a Gedda, inaugurando un “blitz” di due giorni nel Golfo Persico che la porterà a fare incetta di gas anche in Qatar e negli Emirati Arabi Uniti.

Come raccontato puntualmente da Sky TG24 e strombazzato dai dispacci diffusi dalle veline di Palazzo Chigi, la premier vanta un record assoluto: è la prima leader del G20, della Nato e dell’Ue a mettere piede nell’area dallo scoppio del nuovo conflitto con l’Iran. Un primato che i fanboy sovranisti celebrano come una vittoria intergalattica. Mentre l’Europa intera temporeggia per non finire nel tritacarne geopolitico, la “Sora Giorgia” ha deciso di lanciarsi in stile kamikaze per garantirci l’approvvigionamento invernale.

Il leitmotiv della gita fuori porta, come riportano le solenni colonne di Avvenire e Il Fatto Quotidiano, è la sempreverde “sicurezza energetica nazionale”. Tradotto dal politichese all’italiano da strada: siamo drammaticamente alla canna del gas e ci serve petrolio. E dove andare a pietirlo se non dai nostri amichevoli sceicchi di quartiere? Quelli che, tra un Mondiale costruito sui diritti umani calpestati e un grattacielo d’oro massiccio, dettano i prezzi dell’energia globale tenendoci tutti per il collo.

L’ironia della sorte è densa come il greggio. La paladina del “Dio, Patria e Famiglia”, la condottiera della cristianità occidentale, vola dritta nel cuore delle petromonarchie assolute. Lì dove i diritti civili sono considerati un fastidioso bug di sistema. Ma d’altronde, pecunia non olet, e a quanto pare l’odore dei petrodollari copre qualsiasi imbarazzo ideologico. L’obiettivo ufficiale è compattare il fronte e consolidare un “partenariato strategico sempre più solido”. Insomma, i campioni mondiali della democrazia uniti per salvare i nostri termosifoni.

La narrazione governativa, intanto, pompa la missione come se fosse un tour dei Rolling Stones negli anni ’70. Un “blitz a sorpresa”, titolano i giornali amici, evocando scenari alla Indiana Jones tra le dune del deserto. Manca solo la chitarra di Keith Richards in sottofondo mentre Giorgia scende dall’aereo di Stato a Gedda, pronta a barattare qualche concessione balneare in Romagna per una nave metaniera in più.

Alla fine del tour nel Golfo, questa missione lampo ci restituisce una fotografia nitidissima e spietata del sovranismo all’italiana: puoi sventolare il tricolore fino a slogarti il polso, puoi urlare ai comizi contro l’establishment globale, ma quando la spia della riserva nazionale lampeggia rosso fuoco, persino i patrioti più intransigenti si mettono in fila col cappello in mano al self-service di Riad. Speriamo solo che, al momento del conto, lo sceicco di turno non le chieda di dare anche una lucidata al jet privato.

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