Ci sono eroi che non indossano il mantello, ma preferiscono il tovagliolo annodato al collo davanti a una bella fiorentina. Uno di questi, a quanto pare, è l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. Se pensavate che il suo curriculum politico fosse tutto legge, ordine e polemiche sul 41-bis, vi sbagliavate di grosso: sotto quella scorza da duro si nasconde un filantropo, un vero e proprio “Cuore d’Oro” pronto a correre in soccorso dei più bisognosi. Anche se i bisognosi, in questo caso, hanno qualche problemino con l’Antimafia.
Oggi, a Piazzale Clodio, vanno in scena gli interrogatori per Mauro e Miriam Caroccia, indagati dalla Procura di Roma per riciclaggio e fittizia intestazione di beni. Al centro dell’inchiesta c’è la società “Le 5 Forchette” (una Srl che gestiva una bisteccheria), di cui il nostro eroe Delmastro ha detenuto quote azionarie, poi provvidenzialmente cedute. L’accusa dei pm è di quelle che fanno tremare i polsi: i Caroccia avrebbero “trasferito e reinvestito” in quella società i proventi illeciti del clan camorristico dei Senese.
Ma è qui che la difesa, magistralmente orchestrata dall’avvocato Fabrizio Gallo, sfodera il colpo di scena degno di un thriller giudiziario di serie B. Come riportato dalle agenzie di Adnkronos, il legale ha spazzato via ogni ombra di Camorra con una dichiarazione che, paradossalmente, rischia di fare più danni all’immagine dell’ex sottosegretario che alla criminalità organizzata: “I soldi sono stati messi da Delmastro: questo lo chiariremo perché è tutto tracciato”. Capito? Niente soldi sporchi del clan Senese, signor Giudice! I capitali per la bisteccheria li ha cacciati l’ex numero due di Via Arenula! Un vero sollievo, insomma. Per i Caroccia, s’intende.

Il capolavoro narrativo dell’avvocato prosegue dipingendo Delmastro come una sorta di Madre Teresa della Tuscolana. Secondo la difesa, come si legge sulle pagine di Canale 10, l’ex esponente di Fratelli d’Italia “era un cliente, andava alla Bisteccheria a mangiare con gli uomini della scorta, ed è stato l’unico a tendere una mano a Mauro Caroccia”. Una scena commovente: lo Stato che, scorta al seguito, si siede a tavola e decide di finanziare la ripartenza di un imprenditore in difficoltà. Peccato che l’imprenditore “vittima”, a cui nel 2019 era stato bruciato il ristorante, stia attualmente scontando una condanna definitiva a quattro anni per reati di stampo mafioso. Dettagli, quisquilie. Chi siamo noi per giudicare le amicizie culinarie di un (ex) sottosegretario alla Giustizia?
In conclusione, ci troviamo di fronte a un paradosso tutto italiano. Abbiamo un ex sottosegretario alla Giustizia che, pur di smarcarsi dalle accuse di connivenza, viene usato come scudo umano (e finanziario) dalla difesa di un condannato per mafia. “Non è riciclaggio, è solo beneficenza istituzionale!”. Resta solo da capire se, al prossimo giro, per combattere la criminalità organizzata il Governo deciderà di mandare l’Esercito o, molto più semplicemente, di invitarli tutti a cena pagando il conto. Rigorosamente con i soldi di Delmastro.
Cronistoria dei Fatti
2019: Il ristorante di Mauro Caroccia subisce un incendio doloso. L’imprenditore, secondo il suo legale, chiede aiuto a tutti ma viene sistematicamente abbandonato.
L’Intervento Provvidenziale: Andrea Delmastro, affezionato cliente del locale dove si reca a mangiare persino con la scorta, decide di non voltarsi dall’altra parte. Essendo “l’unico a tendere una mano”, entra come socio nella nuova Srl “Le 5 Forchette”.
I Guai Giudiziari: Le indagini della DDA di Roma accendono un faro sulla società, sospettando che dietro i capitali ci sia l’ombra pesante del clan camorristico dei Senese. Delmastro cede le sue quote, ma il danno d’immagine è fatto, contribuendo alla tempesta perfetta che ha investito i vertici del Ministero della Giustizia.
1 Aprile 2026: Mauro Caroccia, che nel frattempo sta scontando una condanna definitiva a quattro anni per reati di stampo mafioso, e la figlia Miriam affrontano i pm della Dda di Roma. La linea difensiva è chiara e spiazzante: nessun soldo della camorra, i capitali li ha messi tutti l’ex sottosegretario.


