La disfatta della Nazionale in aula: Abodi e il lutto di stato

La disfatta della Nazionale irrompe alla Camera, chiesta informativa ad Abodi

La Repubblica fondata sul pallone ha il suo nuovo 8 settembre sportivo. L’Italia è clamorosamente fuori dai Mondiali di calcio per la terza volta consecutiva, piallata dalla temibile corazzata della Bosnia, e giustamente il Parlamento italiano ferma i lavori. Dimenticate il PNRR, l’inflazione o la sanità al collasso: la vera emergenza nazionale, oggi, è la poltrona di Gabriele Gravina alla guida della FIGC.

Alla Camera dei Deputati, in un clima di lutto istituzionale che non si respirava dai tempi delle grandi tragedie storiche, la disfatta della Nazionale italiana si è trasformata in una questione di Stato. A suonare la carica è stato il deputato di Fratelli d’Italia, Salvatore Caiata, che con la gravitas di chi affronta una crisi missilistica ha preteso un’informativa urgente del Ministro dello Sport, Andrea Abodi. Il capo d’accusa? Gravina è il “diretto responsabile del fallimento sportivo” e, udite udite, “ha rubato un sogno ai nostri giovani”. Ventenni che non hanno mai visto le “notti magiche” dell’Italia ai Mondiali. Ragazzi a cui, tra affitti alle stelle e contratti precari, l’unica cosa che mancava per il tracollo psicologico era farsi impallinare su rigore da un bosniaco.

Ma la politica, si sa, davanti al crollo del calcio italiano ritrova un’inaspettata unità d’intenti. Anche il Partito Democratico, per bocca di Mauro Berruto, si iscrive al club degli indignati. Berruto non chiede formalmente le dimissioni del numero uno della FIGC, ma precisa sornione che farsele da soli sarebbe “un atto di dignità”. Insomma, la classica linea dem: ti accompagno alla porta ma con garbo, chiedendo ad Abodi di spiegare come invertire la tendenza e magari aprire un dibattito sui troppi stranieri che popolano la nostra Serie A.

In questo mare di lacrime tricolori, c’è anche chi prova a fare l’intellettuale fuori dal coro. Marco Grimaldi di Alleanza Verdi Sinistra si dissocia dalla richiesta di convocare Abodi in Aula, ricordando ai colleghi che il pallone odierno è solo “un mercato capitalistico di petrodollari e fondi speculativi”. E poi, diciamocelo, le nuove generazioni se ne fregano del calcio: guardano il tennis e tifano per Jannik Sinner in Coppa Davis. Peccato che in quel momento, probabilmente, metà emiciclo stesse già pensando a come tassare le racchette.

Il vero capolavoro pop della giornata, però, arriva dai vertici dello Stato. Mentre Andrea Abodi prepara la sua arringa difensiva (o la sua lettera di condoglianze al Paese), il Presidente del Senato Ignazio La Russa decide di trasformare X (l’ex Twitter) nel Bar dello Sport. La seconda carica dello Stato si lancia in un’analisi tattica da far impallidire Coverciano: ammette che in cuor nostro la sconfitta ce l’aspettavamo, ma se la prende con le scelte sui rigoristi, puntando il dito contro le decisioni di Gattuso o la spocchia di un “Bonucci presuntuoso”. Manca solo l’invocazione della moviola in campo per decreto legge.

In sintesi: la Nazionale sprofonda, Gravina resta incollato alla poltrona e la Camera dei Deputati trasforma la disfatta nell’ennesimo, imperdibile teatrino. Aspettiamo con ansia di ascoltare l’informativa di Abodi. Magari, tra un emendamento e l’altro, ci spiegherà se per le prossime qualificazioni possiamo schierare direttamente i parlamentari. Almeno, in quanto a finte, meline e dribbling sulle responsabilità, siamo rimasti campioni del mondo indiscussi.

Spread the love

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto