San siro svenduto ai saldi: 9 indagati per turbativa d’asta

Vendita San Siro, nove indagati in inchiesta per turbativa d'asta

Benvenuti a Milano, la città dove il “Modello” è sempre lo stesso: cemento, affari d’oro per i privati e, puntualmente, la Guardia di Finanza che suona al citofono di Palazzo Marino alle prime luci dell’alba. L’ultima puntata della telenovela immobiliare milanese ci regala un colpo di scena che, in fondo, i più cinici aspettavano con i popcorn in mano: nove indagati per turbativa d’asta e rivelazione di segreto d’ufficio nell’ambito della chiacchierata vendita dello stadio Giuseppe Meazza a Inter e Milan.

E che vendita, signori! Ben 197 milioni di euro incassati dal Comune, una cifra che per il dopato mercato immobiliare meneghino equivale a malapena al costo di un bilocale in zona Brera con vista sul nulla. Ma l’ipotesi della Procura, come sottolineato tempestivamente da Il Giorno, è che l’intera operazione sia servita a favorire gli interessi privati a discapito di quelli pubblici, “usando” la legge sugli stadi come un cavallo di Troia istituzionale per coprire una gigantesca speculazione immobiliare.

I nomi finiti nel mirino delle Fiamme Gialle formano un vero e proprio Dream Team del mattone e del pallone. Come svela il quotidiano Domani, troviamo ex assessori all’Urbanistica del calibro di Giancarlo Tancredi e Ada Lucia De Cesaris (quest’ultima, sublime ironia della sorte, passata da Palazzo Marino a consulente per l’Inter), oltre al direttore generale del Comune, Christian Malangone, considerato il braccio destro del sindaco Beppe Sala. A completare la rosa ci sono i pesi massimi delle due squadre milanesi: per l’Inter spiccano l’ex CEO corporate Alessandro Antonello e l’ex COO Mark Van Huuksloot, mentre sponda rossonera troviamo Giuseppe Bonomi, presidente della controllata Sport Life City, e la consulente Marta Spaini. Insomma, un Derby della Madonnina giocato direttamente nelle aule di tribunale, con tanto di consulenti condivisi come Simona Collarini, ex responsabile unico della dismissione dello stadio.

L’inchiesta, partita anche grazie agli esposti del comitato “Sì Meazza” (animato dall’ex vicesindaco Luigi Corbani e dal promoter musicale Claudio Trotta), si basa su chat e mail sequestrate in precedenti indagini sull’urbanistica milanese, che già avevano fatto tremare la giunta la scorsa estate. Pare che all’ombra della Madonnina le comunicazioni scottanti si facciano ancora allegramente su WhatsApp, con la stessa spensierata ingenuità dei boomer nel gruppo del calcetto del giovedì.

La morale della favola? Mentre i tifosi si accapigliavano sui social per difendere la “Scala del Calcio” o sognavano arene avveniristiche per competere in Champions League, nei salotti buoni si giocava un’altra, ben più redditizia partita. Una partita dove l’unico schema tattico sembrava essere il dribbling sulle regole del bando pubblico. E adesso, con i finanzieri che sequestrano cellulari e perquisiscono gli uffici della M-I Stadio, il fischio finale è ancora un miraggio. Ma una cosa è certa: la retorica della Milano capitale europea, green e trasparente, ha fatto di nuovo inesorabilmente cilecca.


Cronistoria dei Fatti

La Cronistoria: Dal “Nuovo Stadio” ai blitz della Finanza2019-2022: Il valzer delle minacce. Inter e Milan presentano i primi progetti per abbattere San Siro e costruire una nuova arena condivisa. Di fronte alle resistenze di ambientalisti, residenti e comitati cittadini, i club iniziano a sventolare lo spauracchio del trasferimento in provincia: “Ce ne andiamo a Sesto San Giovanni!”, “No, a San Donato!”, “Anzi, a Rozzano!”. Un bluff continuo per mettere all’angolo l’amministrazione comunale e forzare la mano sulle volumetrie commerciali.

2023-2024: Il Vincolo e il Ritorno. La Soprintendenza pone un vincolo culturale sul secondo anello del Meazza, rendendo di fatto impossibile la demolizione totale dell’impianto. I club sembrano voler abbandonare definitivamente Milano, ma il sindaco Beppe Sala gioca la carta della dismissione: vendere l’intero lotto (stadio e vaste aree limitrofe) alle squadre per permettere una riqualificazione che salvi capra e cavoli (e bilancio comunale).

2025: L’affare è fatto (o quasi). Il Comune e le società trovano la quadra. L’area di San Siro viene valutata dall’Agenzia delle Entrate e ufficialmente venduta a Inter e Milan per 197 milioni di euro. Le tifoserie esultano per essere rimaste a casa, mentre i comitati civici gridano allo scandalo, parlando di “svendita” del patrimonio pubblico e speculazione edilizia mascherata da riqualificazione sportiva.

31 Marzo 2026: Il risveglio amaro. Scatta l’operazione della Guardia di Finanza. Nove indagati per turbativa d’asta e rivelazione di segreto d’ufficio. Le perquisizioni colpiscono Palazzo Marino, le sedi delle società calcistiche e le abitazioni di ex assessori e manager. Il “salvataggio” di San Siro si trasforma nell’ennesimo capitolo giudiziario dell’urbanistica milanese.

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