Boom Anarchico a Roma: piantedosi a caccia del bersaglio

Anarchici morti, verifiche sull'obiettivo dell'azione. Effettuate nella notte cinque perquisizioni

BOOM! Non è il drop di un pezzo dubstep fuori tempo massimo, e nemmeno l’ultimo colpo di teatro del governo per distrarci dai tassi d’interesse. È il tonfo sordo che ha fatto tremare il Parco degli Acquedotti a Roma, dove la rivoluzione proletaria si è schiantata contro la dura, durissima realtà della fisica di base.

Come ci ricorda implacabile Askanews, il teatro dell’assurdo è il Casale del Sellaretto, in via delle Capannelle. Un rudere che chiedeva solo di essere lasciato in pace a marcire e che invece è diventato la tomba di due aspiranti Tyler Durden de noantri. I nomi? Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, come confermato da Sky TG24, che ha subito svelato i collegamenti dei due con la galassia anarco-insurrezionalista vicina ad Alfredo Cospito.

I due, a quanto pare, stavano assemblando un ordigno artigianale. L’obiettivo? Forse far saltare qualche binario per protestare contro le Olimpiadi di Milano-Cortina, o magari colpire un CPR, come suggeriscono i retroscena di Quotidiano.net. Fatto sta che il “sistema”, il temibile Leviatano capitalista, non ha dovuto muovere un dito: ci ha pensato un filo collegato male o una dose da discount di polvere pirica a fare giustizia sommaria. Un finale alla Wile E. Coyote che ci ricorda quanto sia difficile fare i terroristi nell’era dei tutorial su YouTube.

E se pensate che ci sia del romanticismo in tutto questo, scordatevelo. Editoriale Domani ci fa sapere con un dettaglio molto pulp, in pieno stile Dagospia, che i due corpi sono stati identificati grazie ai tatuaggi. Roba che neanche in una puntata scartata di CSI: Garbatella. Volevano far crollare lo Stato, hanno fatto crollare solo il solaio di una vecchia casa cantoniera.

Nel frattempo, le reazioni istituzionali non si sono fatte attendere, regalandoci quel brivido di burocrazia armata che tanto ci piace. Adnkronos riporta tempestivamente che la Digos si è messa subito a perquisire mezza Roma, sequestrando “materiale d’area” (che tradotto dal poliziesco significa probabilmente volantini ciclostilati e qualche copia sgualcita di Bakunin) e ascoltando due persone vicine alle vittime. E il Viminale? Il ministro Piantedosi, non volendo essere da meno, ha subito convocato il Comitato di analisi strategica antiterrorismo. Sai com’è, bisogna pur dimostrare che il Paese è sotto attacco, anche se gli attentatori si auto-eliminano prima ancora di uscire di casa.

In un’epoca in cui il rock è morto e il punk è finito nelle sfilate di alta moda, l’anarchia italiana sceglie la via dell’autocombustione. Volevano essere la scintilla che incendiava la prateria, si sono rivelati il petardo difettoso di un Capodanno di periferia. Requiem per una rivoluzione mai iniziata, finita in polvere, calcinacci e un po’ di inchiostro sottopelle.

Se pensavate che il mercato immobiliare romano fosse una bomba a orologeria, avevate ragione da vendere. Ma c’è chi l’ha presa troppo alla lettera. Parliamo di Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, i due anarco-insurrezionalisti morti nel crollo di un casale abbandonato nel Parco degli Acquedotti. I due, legati al fan club di Alfredo Cospito  il pasionario recluso al 41 bis hanno pensato bene di trasformare il rudere nel loro personalissimo laboratorio del piccolo chimico sovversivo. Peccato che l’ordigno artigianale, a quanto pare infarcito di chiodi per garantire ai compagni il famigerato “salto di qualità”, sia esploso prima del previsto, tirando giù il tetto e seppellendo la rivoluzione sotto i calcinacci. Manco il tempo di lanciare l’attacco al Sistema, che ci ha pensato il caro, vecchio degrado capitolino a fare il lavoro sporco.

E mentre i resti del casale ancora fumavano, la macchina dello Stato si è messa in moto con la foga di chi cerca l’afterparty giusto alle quattro del mattino. Nella notte, la Digos di Roma ha fatto irruzione in cinque appartamenti della galassia anarchica. Un tour notturno a caccia di indizi per rispondere al grande mistero: qual era il maledetto obiettivo dell’azione?. Gli investigatori stanno setacciando la logistica e cercando di mappare l’eventuale filiera che ha fornito l’esplosivo ai due sfortunati bomber.

Al Viminale, intanto, si respira un’aria da DEFCON 1. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, terrorizzato dall’idea di un ritorno agli anni di piombo in salsa trap, ha subito apparecchiato la tavola per il Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo (CASA). Un vertice d’urgenza dell’Antiterrorismo per capire dove, come e quando l’ordigno avrebbe dovuto fare il botto.

In questo bizzarro incrocio tra una puntata di CSI: Garbatella e un reboot sfigato di Fight Club, la morale della favola è tanto cinica quanto ineluttabile. Puoi odiare lo Stato, puoi sognare di far saltare in aria i palazzi del potere per rivendicare l’abolizione del carcere duro, ma alla fine, nel 2026, il vero nemico imbattibile resta la fatiscenza dell’edilizia romana. Requiem per l’insurrezione: la prossima volta, per la base logistica, forse conviene sfogliare gli annunci di Immobiliare.it.

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