Celentano e il figlio segreto: dall’ironia all’ira

Celentano e il 'figlio segreto', prima l'ironia poi il Molleggiato passa alle vie legali: mandato a Giulia Bongiorno

C’è stato un tempo in cui Adriano Celentano per risolvere una bega ci metteva una pausa televisiva di quaranta minuti, un monologo sull’ecologia e magari un accordo di chitarra. Oggi, nell’Anno di Grazia 2026, il Molleggiato ha deciso che le pause non bastano più: servono le carte bollate. E mica carte bollate qualsiasi. Se sei il Re degli Ignoranti, per zittire i fastidi chiami la Regina dei Codici: l’avvocata e senatrice Giulia Bongiorno.

Ma riavvolgiamo il nastro di questa telenovela in salsa rock’n’roll. Tutto inizia quando un aitante cinquantacinquenne romano, tale Antonio Maria Segatori, decide di vuotare il sacco sulle pagine del settimanale Oggi. La sua tesi? Essere il figlio biologico di Adriano Celentano e Maria Luigia Biscardi. “Non lo faccio per soldi”, ha precisato l’uomo, “Voglio essere riconosciuto dal mio vero padre e chiamarmi finalmente Celentano”. Una frase stupenda, un classico intramontabile del genere “Paternità VIP”, che suona sempre un po’ come: “Non voglio la tua eredità, voglio solo poter cantare Azzurro al karaoke sentendomi a casa”.

Inizialmente, l’istinto dell’animale da palcoscenico aveva prevalso. Come tempestivamente riportato da Fanpage e Adnkronos, il Molleggiato aveva sfoderato un colpo di fioretto social su Instagram: “Caro Antonio, mi spiace contraddirti… purtroppo io non sono tuo padre. La verità è che io sono tuo nonno”. Boom. Sipario. Applausi a scena aperta. Una punchline degna del miglior stand-up comedian, un mix letale di cinismo meneghino e strafottenza rock. Sembrava finita lì, derubricata a scaramuccia da boomer 2.0.

E invece no. Perché il confine tra l’ironia e la diffida, in Italia, è sottile quanto un disco in vinile. Come si legge sulle colonne de Il Giornale e di Open, a meno di ventiquattr’ore dalla battuta da Oscar, Celentano ha cambiato registro, smettendo i panni del “nonno” sornione per indossare quelli del querelante implacabile. In un nuovo post, firmato semplicemente “Adriano”, ha ricordato che già mezzo secolo fa la questione, sollevata dalla presunta madre, finì “nel nulla” in tribunale. E per spegnere “le luci della ribalta” del cinquantacinquenne, il cantante ha annunciato il carico da novanta: mandato legale a Giulia Bongiorno “perché mi tuteli da ogni ulteriore speculazione”.

D’altronde, la Bongiorno è l’equivalente legale di un assolo di Jimi Hendrix: fa rumore, lascia il segno e di solito chiude il concerto. Passare dal “sono tuo nonno” all’arruolamento della celebre senatrice è uno switch narrativo che ci ricorda quanto il mondo dello spettacolo sappia essere spietato. Vuoi il cognome illustre? Preparati a fare i conti con un plotone d’esecuzione in toga.

Alla fine della fiera, la parabola del figlio segreto si scontra con il muro di gomma della realtà giurisprudenziale italiana. Antonio Maria sognava di entrare nel Clan, ma si è ritrovato direttamente sull’orlo di un’aula di tribunale, senza passare dal via. E mentre noi comuni mortali ci godiamo questo scontro generazionale a colpi di interviste e memorie difensive, una cosa è certa: cercare un padre famoso sulle riviste di gossip è molto pop, ma beccarsi gli avvocati di Celentano è decisamente heavy metal.

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