Gas, missili e The Donald: Trump fa il padrino con l’Iran

Trump ferma Israele:

DING DONG! Nel grande bordello mediorientale, dove i missili volano più frequenti dei jet privati a Davos, è sceso in campo l’unico e inimitabile The Donald. Con la delicatezza di un elefante in una cristalleria carica di tritolo, il tycoon ha deciso di fare da paciere. O meglio, da boss mafioso che regola i conti tra le gang rivali nel cortile di casa.

I fatti, nudi e crudi, sembrano scritti dagli sceneggiatori sotto acidi di un B-movie hollywoodiano. Come riporta diligentemente un lancio dell’agenzia AGI, il succo della nuova dottrina trumpiana si riassume in un titolo che è già poesia contemporanea: “Trump ferma Israele: ‘Non colpirà più South Pars’, ma ‘Teheran non cerchi vendetta sui Paesi vicini'”. Capito l’antifona? Il pompiere a stelle e strisce arriva a sirene spiegate con l’idrante, ma dentro, al posto dell’acqua, c’è il napalm.

Facciamo un passo indietro, per chi si fosse perso l’ultimo assolo heavy metal nel Golfo Persico. Israele, in preda a quello che Trump stesso ha romanticamente definito un “violento scatto d’ira”, ha sganciato confetti esplosivi su South Pars, il giacimento di gas naturale più grande del pianeta, condiviso tra Iran e Qatar. I pasdaran, ovviamente, non l’hanno presa benissimo e, per non farsi mancare nulla, hanno risposto bucherellando a suon di missili le infrastrutture del gas del Qatar a Ras Laffan. E qui, come documentato dagli inviati di Sky TG24, si è sfiorato l’Armageddon energetico, con i prezzi del greggio schizzati a 110 dollari al barile e l’Europa intera a sudare freddo.

A questo punto, il nostro Commander in Chief in ciuffo biondo prende in mano lo smartphone e twitta — pardon, trutha — la sua personalissima Pax Americana. Prima se ne lava le mani come un Ponzio Pilato al country club: “Gli Stati Uniti non ne sapevano nulla”, giura solennemente. Certo, ci crediamo tutti. L’intelligence americana, con Tulsi Gabbard in testa, dev’essersi distratta a guardare i reel su TikTok mentre l’alleato numero uno bombardava il più grande distributore di energia del Medio Oriente.

Ma il capolavoro diplomatico, quello da vera rockstar sul viale del tramonto, arriva dopo. Secondo quanto battuto da Adnkronos, Trump emette la sua sentenza salomonica: “Israele non effettuerà ulteriori attacchi contro questo importantissimo e prezioso giacimento”. Pace fatta? Manco per sogno. Il messaggio a Teheran ha le vibes di Tony Soprano che riscuote il pizzo: se l’Iran decide imprudentemente di attaccare ancora un Paese innocente come il Qatar, “gli Stati Uniti d’America distruggeranno in modo massiccio l’intero giacimento di gas con una forza e una potenza che l’Iran non ha mai visto né conosciuto prima”.

Tradotto dal trumpese all’italiano: “Ehi Ayatollah, tenete a bada i bollenti spiriti. Israele non vi fa più saltare in aria il gasdotto. Ma se lo toccate voi il Qatar, ci penso io a farvi esplodere tutto, però in modo massiccio e bellissimo“. È la nuova frontiera della deterrenza globale: ti proteggo dal bullo del quartiere, a patto che mi lasci il privilegio esclusivo di poterti disintegrare se mi giri storto. Il mondo, intanto, si gode lo spettacolo col fiato sospeso e il portafoglio vuoto, pregando fervidamente che a Washington non finisca mai la batteria dello smartphone presidenziale. Sipario.

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