Se volete capire l’Europa, lasciate perdere lo spread, i vertici a Bruxelles e le infinite trattative sulle direttive green. Il vero termometro del Vecchio Continente scorre silenzioso, maleodorante e chimicamente inequivocabile sotto i nostri piedi: nelle fogne. Mentre i governi blaterano di ripresa economica e resilienza, gli scarichi di 115 città ci restituiscono l’impietosa radiografia di una società che ha cambiato spacciatore, o quantomeno menù.
Come certifica l’ultimo, illuminante rapporto Wastewater analysis and drugs — sfornato in queste ore dai ricercatori del gruppo europeo SCORE in combutta con l’Agenzia europea delle droghe (EUDA) — il mercato dello sballo ha subìto un reshuffle degno del miglior rimpasto di governo. L’analisi delle acque reflue, che copre un bacino di 72 milioni di anime in 25 Paesi, parla chiaro: la droga dell’amore e dell’empatia è in recessione, soppiantata dall’ego ipertrofico e dalla dissociazione totale.
Addio peace & love da dancefloor: l’MDMA registra un crollo del 16% rispetto all’anno precedente. Evidentemente, in quest’Europa sull’orlo di una perenne crisi di nervi, l’idea di voler bene al prossimo sudando in un club ha perso di colpo la sua attrattiva. Al suo posto, un’esplosione vertiginosa della cocaina, cresciuta di quasi il 22%, e il vero botto da new economy dello sballo: la ketamina, che schizza a un +41%.
Insomma, il trend sociologico è servito. Da una parte la polvere bianca, il carburante perfetto per il manager esaurito, l’influencer in debito di dopamina e il precario convinto di poter svoltare simulando onnipotenza; dall’altra l’anestetico per cavalli, l’ideale per staccare la spina e dissociarsi da un presente insostenibile. Produci, consuma, crepa. E se non riesci a crepare, almeno paralizzati sul divano a fissare il vuoto.
E in Italia? Potevamo forse mancare all’appello dell’avanguardia chimica? Ci ha pensato l’Istituto Mario Negri a fare i conti in tasca (o meglio, negli scarichi) ai nostri connazionali, analizzando i fluidi milanesi per conto del Dipartimento per le politiche antidroga. A Milano, la capitale morale e nasale d’Italia, i consumi di cocaina e ketamina sono in costante ascesa, in perfetta e tragica linea con il trend europeo. Ma all’ombra della Madonnina c’è un’anomalia romantica: l’uso di MDMA resta graniticamente costante. D’altronde, la “Milano da bere” fattura a ritmi così disumani che, arrivato il weekend, i suoi devoti hanno disperatamente bisogno di una pillola per ricordarsi di avere un cuore.
Il dettaglio più esilarante (o deprimente, fate voi) del rapporto SCORE/EUDA è però la scansione temporale: in oltre il 75% delle città monitorate, le concentrazioni di coca, MDMA e keta s’impennano magicamente tra il venerdì e il lunedì. Un capolavoro di ipocrisia borghese. Impiegati modello, genitori green e cittadini irreprensibili dal martedì al giovedì; sciamani chimici e narcos non appena scocca l’happy hour del venerdì. Cannabis e metanfetamine, invece, mantengono un consumo distribuito in modo uniforme durante tutta la settimana. Come il pane, come il latte. Lo sballo quotidiano di sussistenza per tirare a campare fino al prossimo bonifico.
Alla fine, i tombini non mentono mai. Ci raccontano di un’Europa che ha smesso di cercare la connessione emotiva per buttarsi a capofitto nella prestazione assoluta o nell’oblio totale. E mentre lassù, nei palazzi del potere, si discute di come salvare la civiltà occidentale, laggiù, nelle fognature, 72 milioni di cittadini hanno già votato. Con il naso.


