Bombe su Tel Aviv. l’Iran: Mojtaba sta bene, noi moriremo tutti

Bombe a grappolo su Tel Aviv, 2 morti. L'Iran avverte:

Mentre il mondo prenota i posti in prima fila per l’imminente Terza Guerra Mondiale, l’Iran decide di sfoderare la sua mossa del secolo: bombe a grappolo su Tel Aviv. Il risultato di questa spietata e chirurgica operazione militare? Due pensionati di settant’anni uccisi nella tromba delle scale del loro condominio a Ramat Gan, come riportano Open e Fanpage. Teheran l’ha subito rivenduta ai propri megafoni come la grande e sanguinosa vendetta per l’uccisione di Ali Larijani. Insomma, il regime degli Ayatollah ha finalmente dato una spallata fatale al sionismo internazionale, eliminando due anziani in fuga verso il rifugio antiaereo. Un trionfo tattico che entrerà di diritto nei manuali di strategia militare. Il Corriere della Calabria ci ricorda peraltro che queste simpatiche munizioni a grappolo, sparpagliando mini-ordigni a casaccio, sono impossibili da intercettare per l’Iron Dome. Bravi tutti, operazione capolavoro.

Ma la vera soap opera di questa fine del mondo in diretta streaming non va in onda a Tel Aviv, bensì nei bunker sotterranei di Teheran. Tutti si fanno la stessa, morbosa domanda: che fine ha fatto Mojtaba Khamenei? Il “nepo-baby” della Rivoluzione Islamica, promosso a Guida Suprema in fretta e furia dopo che il padre Ali è saltato in aria al primo giorno di guerra, è diventato più introvabile del nuovo disco di Rihanna. Secondo il Pentagono, la situazione è da B-movie horror. Il Segretario alla Difesa Usa, Pete Hegseth, ha dichiarato senza mezzi termini ai microfoni della stampa che Mojtaba sarebbe “ferito e probabilmente sfigurato”, rintanato sottoterra a tremare di paura. Il biondo di Mar-a-Lago, Donald Trump, dal canto suo, ha fatto sapere ad Axios con la solita sobrietà che l’Iran “è stato distrutto” e non c’è letteralmente “più niente da bombardare”.

Ovviamente, la propaganda iraniana non ci sta a passare per la vittima sfigata della situazione. Abbas Araghchi, ministro degli Esteri di Teheran, ha diramato un comunicato (ripreso dalle agenzie e da La Prealpina) per rassicurare l’orbe terracqueo: “Mojtaba gode di buona salute e governa pienamente il Paese”. Certo, sta benissimo. Ha solo sviluppato un’improvvisa e letale allergia alle telecamere. Il Dubbio riporta le veline del ministero, secondo cui il neo-leader avrebbe al massimo una “frattura al piede” e qualche graffietto, ma per il resto è pronto per la prova costume. Peccato che, come fa notare Il Post, da quando è stato incoronato, Mojtaba comunichi esclusivamente tramite messaggi letti da speaker televisivi o post sui social ereditati dal defunto padre. L’Ayatollah fantasma governa via etere, un po’ come un influencer bannato da Instagram che cerca disperatamente di comunicare con i follower usando i piccioni viaggiatori.

E mentre ci si interroga se Mojtaba abbia ancora i connotati al loro posto o se stia governando direttamente dal metaverso, Teheran lancia l’ultimo, rassicurante avvertimento: la guerra colpirà tutti. Non ci saranno sconti per nessuno. Le conseguenze saranno globali, lo Stretto di Hormuz resta sigillato, e le basi americane sono il nuovo bersaglio mobile. Insomma, il regime è “solidissimo”, il leader sta “benissimo” (anche se nessuno l’ha visto in faccia), e noi ci prepariamo allegramente a tornare all’età della pietra, ma con l’ansia di dover comunque pagare le bollette del gas a fine mese. Mettetevi comodi, l’apocalisse è servita. E non ci sono nemmeno i popcorn.

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