Ci eravamo illusi che la notte degli Oscar servisse ancora a celebrare la sacralità del cinema, ma il Dolby Theatre ci ha gentilmente ricordato che Hollywood è, prima di tutto, un gigantesco e costosissimo spazio pubblicitario. Come riportato dall’agenzia AGI, l’edizione 2026 degli Academy Awards verrà ricordata non tanto per l’assegnazione delle statuette, ma per il momento in cui la realtà ha deciso di fare il verso a se stessa, regalandoci il product placement più sfacciato e sublime dell’ultimo decennio.
A consegnare i premi per i Migliori costumi e il Miglior trucco non si sono presentate due semplici celebrità in cerca di applausi, ma Anne Hathaway e l’imperatrice assoluta del fashion system, Anna Wintour. L’obiettivo? Semplice: fare da scintillante traino all’imminente uscita de Il Diavolo veste Prada 2, atteso nelle sale per il 29 aprile. Un’operazione nostalgia studiata a tavolino con la precisione clinica di un cecchino.
La sceneggiata, puntualmente dissezionata da testate come Il Fatto Quotidiano e Sky TG24, è stata un capolavoro di meta-cinema o, se preferite, di puro sadismo editoriale. La Hathaway, calata nei panni di una rediviva Andy Sachs in preda a una crisi di nervi, ha azzardato la domanda proibita davanti al microfono: «Anna, per curiosità… cosa ne pensi del mio vestito di stasera?». La risposta della papessa di Vogue è stata il vuoto cosmico. Un gelo siberiano calato in sala, seguito dall’imperturbabile annuncio dei nominati e da un laconico, letale saluto finale: «Grazie, Emily» (prontamente ribattezzato “È tutto, Emily” dalla frenesia dei social e della stampa).
Un plauso va al tempismo comico, certo, ma soprattutto all’allucinante cortocircuito narrativo: Anna Wintour che fa la parodia di Miranda Priestly, che a sua volta era nata come la parodia (non troppo velata) di Anna Wintour. Un inception del terrore sartoriale che ha fatto spellare le mani a una platea di star in estasi, troppo impegnate a ridere per accorgersi di essere finite dentro la televendita più chic della storia.
E mentre i media si sperticavano in analisi sui look – pronti a incensare l’armatura d’ordinanza della Wintour, un blazer in pizzo Dior con applicazioni floreali, e la magnifica creazione Valentino Haute Couture disegnata da Alessandro Michele per la Hathaway – il vero trucco di magia si consumava sotto i nostri occhi. La scelta sartoriale dell’attrice, peraltro, non era affatto casuale: si trattava di una commossa dichiarazione d’amore al fondatore della maison, Valentino Garavani, scomparso lo scorso gennaio.
Il cinema si inchina alla moda, la moda si inchina al marketing, e noi tutti ci inchiniamo al potere di un franchise che a vent’anni di distanza riesce ancora a dettare legge sulle nostre bacheche. In fondo, il Diavolo non veste più solo Prada: ora indossa un pass VIP per la notte degli Oscar e ti rifila il biglietto per il suo prossimo sequel con il sorriso di chi sa di aver già vinto. È tutto.


