Roma, rogo pop per Meloni e Nordio. l’AMN: abbassate i toni

Corteo a Roma per il no al referendum, bruciata un'immagine di Meloni con Nordio. L'appello dell'Anm:

Nella pittoresca cornice di Piazza dell’Esquilino, tra un ritornello di Ghali (“Casa mia” sparata a tutto volume, come riporta l’Agenzia Dire) e le immancabili bandiere rosse, è andato in scena il flash mob più infiammabile della Capitale. Il “No Sociale” al referendum costituzionale sulla giustizia ha deciso di scaldare i motori — e non solo quelli — in vista del voto del 22 e 23 marzo.

Come ci racconta minuziosamente l’AGI, il momento clou è stato un rogo di carta che ha fatto gridare allo scandalo l’intero arco costituzionale: alle fiamme è finita una foto della Sora Giorgia Meloni in versione dominatrix, intenta a tenere al guinzaglio un Carlo Nordio rigorosamente museruolato. E già che c’erano, via col fuoco anche per un cartellone della premier stretta in una vigorosa handshake con Benjamin Netanyahu, e un bel faccione di Donald Trump condito da bandiera a stelle e strisce. Un barbecue geopolitico niente male per i 20mila (così dicono gli organizzatori) scesi in piazza.

Ma la vera notizia non è il falò studentesco, roba che nell’epoca d’oro del punk non avrebbe meritato neanche un trafiletto. La vera breaking news, degna del miglior Dagospia, è il clamoroso cortocircuito istituzionale. L’Anm (Associazione Nazionale Magistrati), ovvero la nemesi storica delle riforme targate Nordio, ha improvvisamente scoperto l’istinto protettivo verso il Guardasigilli. In una nota ufficiale, le toghe hanno espresso “solidarietà” a Meloni e Nordio, implorando di “abbassare i toni nel corso di questa campagna referendaria”. Un po’ come se i Sex Pistols chiedessero di abbassare il volume degli amplificatori perché i vicini del piano di sotto hanno il sonno leggero.

E la politica? Tutti in fila per il baciamano solidale. Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, come riporta Sky Tg24, si sono affrettati a condannare i “gesti di odio”, auspicando un confronto pacato e vagamente democristiano. Persino Giuseppe Conte, leader del M5S, ha indossato per l’occasione l’elmetto del pompiere istituzionale, dichiarando, come si legge sul Fatto Quotidiano, che queste violenze “si prestano alle strumentalizzazioni di chi vuole dipingere il vasto popolo del NO come un coacervo indistinto di odio e intolleranza”.

Infine, l’inossidabile Nordio. Il ministro, in una nota riportata da GNews, ha ringraziato “di cuore” l’Anm e il Comitato per il No, assicurando con sprezzo del pericolo che questi “eccessi aggressivi” non lo intimoriscono affatto, ma anzi lo spingono a proseguire “con sempre maggior determinazione”. Insomma, un incrocio tra un intrepido Rambo e un flemmatico dandy veneto.

La verità è che, a una manciata di giorni dall’apertura delle urne, l’unica cosa che si è alzata, oltre alle fiamme e ai fumogeni di via Cavour, è il livello di ipocrisia di una campagna referendaria che aveva un disperato bisogno di un po’ di sano rock and roll. Ma state tranquilli: alla fine, l’unica cosa che brucerà davvero in questa tornata elettorale sarà, come sempre, la pazienza degli elettori.

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