Morto Bruno Contrada: l’ex 007 tra stato, mafia e cavilli

Morto Bruno Contrada, l'ex numero tre del Sisde aveva 94 anni

In una nazione dove i segreti di Stato durano più dei governi e le sentenze si prescrivono prima ancora di essere scritte, se ne va a 94 anni Bruno Contrada. Come ci ricorda puntualmente Sky TG24, l’ex numero tre del Sisde ed ex capo della Mobile di Palermo è spirato, chiudendo il sipario su una delle esistenze più controverse e “borderline” della Prima, Seconda e pure Terza Repubblica. Un curriculum che sembra la sceneggiatura di un mafia-movie di Martin Scorsese, ma scritto da Franz Kafka sotto acidi.

Per i garantisti di ferro è stato un martire della giustizia; per i colpevolisti, l’emblema della zona grigia tra apparati statali e Cosa Nostra. Come riporta Il Fatto Quotidiano, la parabola del “super poliziotto” napoletano d’origine ma palermitano d’adozione è stata un ottovolante giudiziario senza precedenti: arrestato la vigilia di Natale del 1992 (un tempismo perfetto per rovinare il panettone alle istituzioni), Contrada si è beccato una condanna definitiva a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Ha pure scontato la sua pena tra gabbio e domiciliari, prima che i soloni della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo decidessero di fare il miracolo.

E qui entra in gioco il capolavoro giuridico che farebbe invidia a Saul Goodman: la CEDU ha stabilito che Contrada non doveva essere condannato perché, all’epoca dei fatti, il reato di “concorso esterno” non era “sufficientemente chiaro”. Insomma, non si poteva condannare qualcuno per un reato che la giurisprudenza non aveva ancora impacchettato a dovere. Un colpo di spugna europeo che ha costretto la Cassazione, nel 2017, a revocare tutto e reintegrare lo 007 nella Polizia di Stato da pensionato. Boom. Drop the mic.

Eppure, il fantasma del “Dottor Contrada” continuava ad aggirarsi per i palazzi di giustizia con la stessa ostinazione di un ritornello trap su TikTok. Proprio di recente, come sottolinea Virgilio, il suo nome era clamorosamente riemerso nelle indagini sull’omicidio di Piersanti Mattarella. Un tempismo quasi ironico per un uomo che ha attraversato la storia d’Italia come un’ombra in doppiopetto.

Alla fine, a 94 anni, il cuore dell’ex 007 ha smesso di battere, lasciandoci un’eredità fatta di faldoni, misteri e una clamorosa lezione di sopravvivenza legale. Ora che è giunto al cospetto del Giudice Supremo, c’è da chiedersi se anche lassù troverà un azzeccagarbugli per far annullare il Giudizio Universale per “mancata chiarezza del reato di peccato originale all’epoca di Adamo ed Eva”.

Ma una cosa è certa: la sua scomparsa non chiude la stagione dei misteri italiani, la mette solo in archivio. E in Italia, si sa, gli archivi sono l’unico posto dove i segreti prendono polvere senza mai morire.

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