Colpita gerusalemme? l’apocalisse fake di ansa smontata da tagadà

La balla colossale ripublicata da ansa su Colpita Gerusalemme appena smentita da Tagadà su la7

Era tutto pronto per l’Armageddon in diretta. I titolisti avevano già le dita sudate sulla tastiera, i direttori dei tg stavano per lanciare edizioni straordinarie con la colonna sonora di Hans Zimmer in sottofondo, e gli esperti di geopolitica dell’ultim’ora si stavano già stirando la cravatta per la maratona serale. La notizia, d’altronde, era di quelle che fermano il mondo: «Colpita Gerusalemme». A lanciarla nell’etere, nientemeno che l’ANSA, l’oracolo istituzionale del giornalismo italiano, la Bibbia indiscussa del lancio d’agenzia. Secondo i dispacci, un missile iraniano avrebbe colpito a poche centinaia di metri dalla Città Vecchia, accarezzando il Santo Sepolcro, la Moschea di Al-Aqsa e il Muro del Pianto. Roba da far impallidire il Libro dell’Apocalisse.

La fonte di questa fine del mondo imminente? Un video postato su X (l’ex Twitter, per i nostalgici) direttamente dal Ministero degli Esteri israeliano. E qui scatta il riflesso pavloviano dell’informazione nostrana: se lo twitta un ministero estero e lo batte l’ANSA, diventa istantaneamente dogma di fede. Nessuno che si prenda la briga di fare un banale fact-checking, di usare un po’ di sano scetticismo giornalistico, o magari di alzare la cornetta per una verifica incrociata. Il copia-incolla compulsivo domina sovrano, e la psicosi da Terza Guerra Mondiale si diffonde a macchia d’olio sui portali web di mezza Italia.

Poi, però, succede l’incredibile. Il cortocircuito cosmico che smaschera la cialtroneria del sistema mediatico si materializza nel salotto pomeridiano di La7. Mentre il Paese è col fiato sospeso, ci pensa Tagadà a riportare tutti sulla Terra. Tiziana Panella e la sua redazione, tra un dibattito sulla politica interna e l’altro, smontano la bufala in diretta: la notizia è una balla colossale. Nessun missile ha colpito Gerusalemme. Il video servito su un piatto d’argento si sgonfia in diretta nazionale, rivelando tutta la sua natura di farsa.

E così, l’ammiraglia delle agenzie di stampa italiane fa la figura dello zio boomer che inoltra i complotti su WhatsApp al gruppo della famiglia. È il trionfo tragicomico del giornalismo da poltrona, quello col caschetto da trincea calcato in testa ma comodamente piazzato davanti a un monitor a fare refresh sui social altrui, pregando per il clic facile.

Siamo arrivati al punto di non ritorno: una trasmissione pomeridiana di La7 deve fare da badante all’ANSA. Un’agenzia che dovrebbe essere il filtro ultimo della verità e della continenza, finita a fare da megafono acritico alla propaganda di guerra, senza nemmeno concedersi il lusso del beneficio del dubbio. In questa epoca di hype bellico, la sete di visualizzazioni e di scenari apocalittici ha divorato anche gli ultimi rimasugli di decenza professionale. Volevamo la fine del mondo alle tre del pomeriggio, ci siamo dovuti accontentare della fine del giornalismo. E per fortuna che c’era Tiziana Panella a staccare la spina all’orchestra del Titanic.

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