Morta enrica bonaccorti: la tv piange il garbo ma si tiene il trash

È morta Enrica Bonaccorti, attrice e conduttrice, volto amato della tv: da 'Pronto, chi gioca?' a 'Non è la Rai'

Se n’è andata anche Enrica Bonaccorti. A 76 anni, dopo aver lottato contro un tumore al pancreas che aveva reso pubblico nel settembre 2025, si è spenta all’Ars Biomedica di Roma. E come impone la liturgia contemporanea del dolore fast-food, l’annuncio non è arrivato con i rintocchi delle campane o un comunicato solenne, ma con un laconico post su X del direttore del Tg5 Clemente Mimun. Un tweet, insomma. Rapido, indolore e perfetto per essere scrollato via tra un meme e l’indignazione del giorno.

Eppure, a scrollare via la carriera della Bonaccorti non ci si riesce. Parliamo di una donna che a soli diciannove anni, mentre oggi i baby-vip si spaccano la schiena per trovare l’angolazione giusta su TikTok, scriveva per Domenico Modugno i testi di capolavori assoluti come “La lontananza” e “Amara terra mia”. Dal teatro con Modugno alla tv commerciale, Enrica ha attraversato la mutazione genetica del nostro Paese con una dote che oggi, nei palinsesti, è considerata un fastidioso difetto di fabbrica: l’educazione.

Come ricorda Il Fatto Quotidiano, la Bonaccorti è stata la vera regina del mezzogiorno con “Pronto, chi gioca?”, raccogliendo la pesantissima eredità di Raffaella Carrà e sbancando gli ascolti. Ma il vero capolavoro, il momento esatto in cui Enrica è passata dalla storia alla mitologia televisiva, è datato 1991, durante la prima edizione di Non è la Rai su Fininvest. La leggendaria truffa del “Cruciverbone”. La concorrente risponde correttamente prima ancora che venga letta la domanda. Oggi, un conduttore medio avrebbe finto di nulla, magari chiamando gli autori per monetizzare l’imbarazzo con un blocco pubblicitario in più. Lei no. Lei sbroccò in diretta, smascherando la truffatrice con una fermezza che, come sottolinea puntualmente AGI, confermava la sua totale allergia a qualsiasi tipo di compromesso professionale. Un’eroina civile armata di lacca, tailleur e dizionario.

Ora, ovviamente, è iniziato il circo equestre del cordoglio social. Le bacheche di Instagram e Facebook grondano di cuori infranti e frasi di rito. Da Mara Venier che promette “sarai sempre con me” a Silvia Toffanin che assicura “resterai nei nostri cuori”. Tutti a piangere la “signora del garbo”, tutti a rimpiangere in favore di telecamera quella televisione fatta di buone maniere, dizione corretta e intelligenza. Tutti la piangono, certo, ma nessuno si sogna di replicarla. È molto più comodo lodare l’eleganza di Enrica da morta, per poi tornare felicemente a sguazzare nel trash quotidiano, tra corna in diretta, influencer che piangono senza lacrime e risse nei salotti pomeridiani.

Enrica Bonaccorti ci ha lasciato in punta di piedi, con quella fiera malinconia ligure che l’ha sempre contraddistinta. Se ne va portandosi via il segreto di come si potesse fare una televisione immensamente popolare senza mai risultare volgari. E a noi non resta che guardare il palinsesto odierno, sperando che da lassù, armata del suo immancabile cruciverbone, ci suggerisca almeno una parola di cinque lettere per descrivere lo stato attuale della nostra tv. Inizia per “N” e finisce per “A”. E no, non è “Noia”.

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