C’è un momento esatto nella parabola di ogni rockstar in cui il ribellismo sudato lascia il posto al rassicurante marketing istituzionale. Per Giorgia Meloni, quel momento è arrivato oggi, 9 marzo 2026, a due settimane esatte dal referendum sulla separazione delle carriere in magistratura del 22 e 23 marzo. Fino all’altro ieri, il ritornello sparato a palla in tutte le piazze, nei Cdm e nei talk show era la classica hit del vittimismo governativo: “I giudici non mi fanno governare!”. Le toghe? Nemici giurati del popolo, sabotatori seriali dei decreti flussi, eversori con il codice penale in mano pronti a far saltare il sacro progetto della Nazione.
Ma attenzione, signori e signore, perché il plot twist è servito. Con un carpiato logico degno della miglior ginnastica artistica, l’Underdog della Garbatella ha deciso di sfilarsi l’elmetto da trincea per indossare i panni della suadente divulgatrice civica. Come riportato oggi dall’agenzia Adnkronos, la premier è “scesa in campo” pubblicando sui social un video-fiume di ben 13 minuti (praticamente la durata di Echoes dei Pink Floyd, ma con meno psichedelia e più scartoffie) per dirci che no, la giustizia non è solo il suo capro espiatorio preferito, ma un affare di cuore. “Importante andare a votare e votare sì, giustizia riguarda tutti”, ha scandito con il tono di un’influencer che recensisce l’ultima skincare routine della Costituzione.
Sempre secondo le agenzie, Meloni ha spiegato di averci messo la faccia per rispondere “alle banalizzazioni e alle troppe bufale”. La sua nuova traccia in classifica recita così: “La giustizia è uno dei tre poteri fondamentali dello Stato… Se non è efficiente, efficace, meritocratica, una parte fondamentale del meccanismo che definisce il nostro benessere si inceppa e i cittadini lo pagano”.
Capito la vibe? Quando i magistrati bocciano i trattenimenti dei migranti, sono un contropotere comunista che le impedisce di lavorare. Quando però c’è da farsi approvare la riforma sulla separazione delle carriere – che, come ci ricorda puntualmente Sky TG24, è il cavallo di battaglia non solo di tutto il centrodestra, ma pure dell’Azione di Carlo Calenda – improvvisamente la giustizia diventa il motore del “nostro benessere”.
È la schizofrenia pop della Terza Repubblica, baby. Come ha evidenziato il quotidiano Avvenire nei giorni scorsi, la premier scommette tutto sul Sì per “modernizzare l’Italia”, contrapponendosi al No della segretaria dem Elly Schlein. Ma la traduzione simultanea dal politichese al cinismo reale è fin troppo chiara: andate a votare in massa per ridimensionare quelli che fino a ieri accusavo di remarmi contro. “I giudici decidono su moltissimi aspetti della nostra vita”, ha ammonito sora Giorgia nel suo video, ricordando con malizia che “quasi mai a questo potere corrisponde un’adeguata responsabilità”. Insomma, il messaggio subliminale non è poi così nascosto: aiutatemi a punirli democraticamente.
Alla fine della fiera, la Ducetta ci regala una masterclass assoluta di spin doctoring: trasformare una faida personale e politica contro le toghe in una candida crociata per il bene comune. Andate a votare, mi raccomando. E se per caso dovesse vincere il No? Nessun problema, il governo non cadrà e si tornerà semplicemente al vecchio, rassicurante pezzo indie: “I poteri forti ci ostacolano”. Lo show deve pur continuare.


