A Cologno Monzese va in onda la nuova stagione di Succession, ma con più cravatte azzurre e meno budget. Al vertice di Forza Italia, la famiglia Berlusconi ha convocato l’amministratore delegato – pardon, il segretario nazionale – Antonio Tajani. Oggetto della riunione: la ristrutturazione aziendale. Come riporta Adnkronos, sul tavolo della sede Mediaset ci sono due nodi cruciali: il siluramento dell’attuale capogruppo alla Camera, Paolo Barelli, e la grana dei congressi.
Marina e Pier Silvio, sempre più calati nella parte di un Logan Roy a due teste, ascoltano le proposte del buon Antonio. Tajani, che secondo Libero aveva persino non escluso l’addio dieci giorni fa pur di salvare il suo fedelissimo Barelli, si è presentato al cospetto degli eredi con il capo cosparso di cenere. Ad assisterlo nel momento del bisogno c’è l’immortale Gianni Letta, riattivato nel consueto ruolo di “saggio mediatore” per garantire che nessuno esca dalla stanza in lacrime.

Il clima è da resa dei conti post-referendum sulla giustizia, un flop che non è andato giù a Casa Fininvest. La “purga” aziendale è già iniziata al Senato, dove l’inossidabile Maurizio Gasparri è stato cordialmente accompagnato alla porta per far posto a Stefania Craxi, con tanto di complimenti telefonici di Marina. Ora tocca a Montecitorio. Chi prenderà il posto di Barelli? In pole position c’è Enrico Costa, uno che ha cambiato così tanti partiti (Ncd, Azione e ora di nuovo a casa) che ormai gli danno la tessera fedeltà al bar del Transatlantico. L’alternativa è Giorgio Mulè, che secondo i sussurri riportati da Affaritaliani sarebbe il vero favorito della famiglia.
E i congressi regionali e locali? Congelati, o quantomeno da rinviare al dopo voto del 2027. D’altronde, perché far votare la base quando le decisioni si prendono comodamente a pranzo a Cologno Monzese? Per Barelli, intanto, si cerca una “exit strategy”: Caffeina Magazine ipotizza un posto al governo, magari al Ministero delle Imprese o alla Cultura, giusto per non farlo tornare a casa a mani vuote.
La cosa più esilarante di questo colpo di stato aziendale? La linea ufficiale della famiglia. Chi conosce i fratelli assicura che si considerano “solo imprenditori e cittadini”, impegnati unicamente a tutelare il lascito del padre. Certo. Decapitano capigruppi, rinviano congressi, dettano la linea politica su giustizia ed Europa, ma lo fanno solo per hobby, tra un palinsesto tv e un cda Mondadori. Forza Italia non è più un partito, è una controllata Fininvest. E Tajani, in fondo, spera solo che non gli taglino i buoni pasto.


