Ricina a Pietracatella: avvocato molla, cosa non torna nel giallo

Avvelenate con la ricina, l’avvocato del marito ha rinunciato all’incarico: cosa non torna nel giallo di Pietracatella

Il Molise esiste, signori, e a quanto pare ha deciso di rubare la scena agli sceneggiatori di Breaking Bad. Dimenticate i caciocavalli e le placide colline: a Pietracatella, ridente borgo in provincia di Campobasso, è andato in scena un thriller natalizio che puzza di KGB, segreti inconfessabili e marmellate letali. Antonella Di Ielsi, 50 anni, e la figlia Sara, appena 15, sono state spedite all’altro mondo non da un cotechino avariato, ma da una massiccia dose di ricina. Sì, esatto, la stessa tossina estratta dai semi di ricino amata dai sicari della Guerra Fredda.

E mentre la scientifica passa al setaccio i cesti natalizi alla ricerca del barattolo incriminato, ecco servito il colpo di scena giudiziario che fa saltare sulla sedia anche i cronisti più navigati. Come riportato a gran voce da Sky TG24 e Il Giornale, l’avvocato Arturo Messere, storico difensore del marito e padre delle vittime, Gianni Di Vita, ha improvvisamente gettato la spugna. La motivazione? “Motivi contingenti”. Una formula azzeccagarbugliesca talmente vaga che persino a Dagospia si stanno stropicciando le mani. Un passo indietro che arriva, guarda caso, a ridosso di una maratona di dieci ore di interrogatorio in Questura.

Ma cosa non torna in questo Cluedo molisano? Più di qualcosa.
Innanzitutto, la dinamica. Dimenticate l’avvelenamento romantico e graduale in stile Lucrezia Borgia. Le fonti citate dal Corriere della Sera e dall’agenzia Dire parlano chiaro: i consulenti tecnici hanno escluso categoricamente il “rilascio lento”. La ricina è stata somministrata “in un colpo solo”. Una botta letale, rapida, micidiale. Qualcuno ha deliberatamente servito la morte a tavola tra il 23 e il 24 dicembre.

Poi c’è il fattore che potremmo cinicamente definire di “immunità selettiva”. Gianni Di Vita, ex sindaco del paese ed ex tesoriere regionale del PD, finisce in ospedale a Natale con i sintomi dell’intossicazione. Sembra una tragedia familiare a tutto tondo. Peccato che, come emerso dalle analisi cliniche, nel suo sangue di ricina non ci sia nemmeno l’ombra. E l’altra figlia, la diciannovenne Alice? Salva anche lei, perché la sera del 23 era saggiamente andata a mangiarsi una pizza con gli amici. La pizza: da oggi ufficialmente il miglior dispositivo salvavita del Sud Italia.

Ora la difesa passa a Vittorino Facciolla, che come ci ricorda puntualmente Primonumero, non è solo un legale, ma anche consigliere regionale del PD ed ex segretario dem, insomma un amico di vecchia data dell’ex tesoriere Di Vita. Un valzer di nomine, amicizie politiche e tessere di partito che si intreccia con i nastri gialli della scientifica.

Tra barattoli di marmellata sequestrati, alibi al sapore di margherita e silenzi improvvisi degli avvocati, il giallo di Pietracatella si conferma come la rappresentazione più cinica e spietata della provincia italiana. Quella dove il male assoluto non arriva con i sicari in giacca di pelle, ma si nasconde, letale e invisibile, nel cesto dei regali di Natale, sotto l’albero illuminato a festa.


Cronistoria dei Fatti

Cronistoria: Le tappe del giallo di Pietracatella25 Dicembre 2025: Antonella Di Ielsi (50 anni) e la figlia quindicenne Sara Di Vita accusano un malore fatale la mattina di Natale. Anche il marito, Gianni Di Vita, viene ricoverato ma si riprende rapidamente. L’ipotesi iniziale è una banale, seppur tragica, intossicazione alimentare.

27-28 Dicembre 2025: Madre e figlia muoiono all’ospedale Cardarelli di Campobasso.

31 Marzo 2026: Svolta clamorosa. Come riportano testate tra cui *Comunicazione Italiana* e *Alto Adige*, gli esami tossicologici rivelano che a uccidere le due donne non è stato un batterio, ma la ricina, una potentissima citotossina letale. La Procura apre un fascicolo per duplice omicidio premeditato.

7-9 Aprile 2026: I consulenti tecnici smentiscono l’ipotesi dell’avvelenamento a lento rilascio: l’assunzione è avvenuta “in un colpo solo” con dosi massicce, secondo quanto battuto dall’agenzia “Dire”. Nel frattempo, Gianni Di Vita e l’altra figlia Alice (19 anni, fuori casa la sera dei pasti incriminati) vengono torchiati in Questura per 10 ore.

10 Aprile 2026: Colpo di scena difensivo. L’avvocato di Gianni Di Vita, Arturo Messere, rinuncia improvvisamente all’incarico adducendo “motivi contingenti”. Subentra l’avvocato Vittorino Facciolla.

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