Vittime Epstein contro Melania: l’arte dello scaricabarile

Vittime Epstein contro Melania:

L’apparizione mariana di Melania Trump nel Grand Foyer della Casa Bianca, il 9 aprile 2026, passerà alla storia come uno dei più grandi capolavori di excusatio non petita dell’era contemporanea, come ha saggiamente fatto notare Linkiesta. Senza che nessuno le avesse puntato un microfono in faccia di recente, la First Lady ha deciso di prendere la parola in diretta streaming per sei minuti di puro gelo balcanico. Il tema? Il defunto Jeffrey Epstein, la sua complice Ghislaine Maxwell e quelle fastidiose “bugie” che osano accostare il nome dell’ex modella slovena alla coppia di predatori sessuali più celebre del millennio.

Con l’empatia di un cyborg programmato per il red carpet, Melania ha snocciolato il suo mantra: “Non sono una vittima di Epstein”, “non mi ha presentato lui a Donald” e, soprattutto, quello scambio di email del 2002 con la Maxwell (in cui volavano nomignoli come “G” e “sweat pea”) era solo “banale corrispondenza”. Ma il vero colpo di genio, la mossa che trasforma il dramma in farsa, è arrivato alla fine del discorso. Come riportato da CBS News, Melania ha esortato il Congresso a convocare udienze pubbliche per far testimoniare – udite udite – le vittime di Epstein. Sotto giuramento. Di nuovo.

In pratica, la First Lady si lava le mani ingioiellate e passa lo straccio alle sopravvissute. “Andate voi sotto i riflettori, io ho un tè a Palm Beach”. La reazione delle dirette interessate non si è fatta attendere. Maria e Annie Farmer, insieme a oltre una dozzina di sopravvissute, hanno diramato un comunicato infuocato, ripreso anche dal Washington Post e da Il Fatto Quotidiano, accusando la Trump di “scaricabarile”. Le donne hanno ricordato di aver già dimostrato un coraggio straordinario deponendo e denunciando. Chiedere loro di rimettersi sulla graticola in un teatrino politicizzato è solo un modo per deviare l’attenzione e “proteggere chi detiene il potere”.

E qui sta il cortocircuito magnifico di tutta questa operazione di PR. Nel tentativo di disinfettare la propria immagine – e magari quella del marito, mentre i media sono distratti dal caos in Iran –, Melania ha applicato la regola d’oro del rampantismo stelle e strisce: se c’è un problema sistemico creato dai ricchi e potenti, la colpa, o la responsabilità di risolverlo, è sicuramente di chi l’ha subìto. È la versione haute couture del victim blaming. Mentre i documenti del Dipartimento di Giustizia continuano a vomitare dettagli imbarazzanti sui voli privati e sulle feste a Mar-a-Lago, l’algida FLOTUS si erge a paladina della trasparenza, a patto che siano le altre a sudare davanti alle telecamere del Congresso. Un’eleganza davvero impareggiabile nel calpestare chi sta già a terra, sempre rigorosamente con il tacco dodici.


Cronistoria dei Fatti

Cronistoria del caso Melania-Epstein1998-2000: Donald e Melania Trump frequentano i salotti dell’alta società di New York e Palm Beach, incrociando più volte Jeffrey Epstein e Ghislaine Maxwell, come documentato da numerose fotografie scattate a Mar-a-Lago.

2002: Avviene uno scambio di email tra Melania e Ghislaine Maxwell (rivelate solo nei recenti file desecretati). La First Lady si rivolge alla complice del finanziere chiamandola “G”, mentre la Maxwell la appella “sweat pea”, scambiandosi cortesie su un articolo di stampa.

Agosto 2019: Jeffrey Epstein muore in carcere in circostanze controverse mentre attende il processo per traffico sessuale di minori.

Inizio 2026: Il Dipartimento di Giustizia rilascia nuove tranche di documenti (i cosiddetti “Epstein files”). La Casa Bianca e il Presidente Donald Trump cercano di minimizzare la portata dello scandalo, derubricandolo a distrazione politica.

9 Aprile 2026: Con una mossa a sorpresa, Melania Trump convoca una dichiarazione stampa di sei minuti alla Casa Bianca. Nega ogni coinvolgimento, minimizza le email con Maxwell definendole “banalità” e lancia un appello al Congresso affinché convochi le vittime di Epstein per testimoniare sotto giuramento in un’udienza pubblica.

10 Aprile 2026: Le sopravvissute, tramite le sorelle Farmer e un folto gruppo di portavoce, denunciano la mossa di Melania come un crudele “scaricabarile” politicizzato volto a tutelare i potenti, ricordando di aver già ampiamente testimoniato e preteso giustizia nelle sedi opportune.

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