Il dramma di Donald e il “Pezzo di ghiaccio”
L’apocalisse geopolitica globale ha ormai assunto le sembianze di un reality show grottesco, un incrocio tra The Apprentice e il Risiko, dove il tabellone è il mondo e i dadi sono truccati da un settantenne col ciuffo platinato. Mark Rutte, neo-segretario generale della Nato, è andato a Canossa – o meglio, alla Casa Bianca – per farsi bacchettare le nocche dal Commander in Chief. E ne è uscito con la fierezza di un cameriere che ha appena rovesciato il brodo sui pantaloni del capo.
Tutto nasce dal fatto che l’Europa non si è gettata a capofitto nella nuova, luccicante guerra di Trump contro l’Iran. Apriti cielo. Come riportato puntualmente dall’AGI, l’incontro a porte chiuse si è trasformato in una seduta di psicanalisi passivo-aggressiva. Appena Rutte ha girato i tacchi, il buon Donald ha impugnato lo smartphone e ha vomitato su Truth Social la sua ira funesta, rigorosamente in caps-lock: “LA NATO NON C’ERA QUANDO NE AVEVAMO BISOGNO, E NON CI SARÀ SE NE AVREMO BISOGNO DI NUOVO”.
Ma siccome un melodramma trumpiano non è completo senza un tocco di surrealismo immobiliare, il Tycoon ha deciso di riaprire il suo personalissimo faldone delle ossessioni geografiche: “RICORDATE LA GROENLANDIA, QUEL GRANDE, MAL GESTITO, PEZZO DI GHIACCIO!!!”. Lo leggiamo tra le righe di Libero Quotidiano, e ci sembra di sentirlo, The Donald, mentre immagina di piazzare un casinò a sei stelle e un campo da golf tra i trichechi.
Rutte, l’equilibrista del nulla cosmico
E l’Alleanza Atlantica? L’organizzazione militare più potente della storia come reagisce di fronte a un leader che minaccia di espropriare un’isola danese perché gli girano i cinque minuti? Con la fermezza di un budino al sole. Secondo quanto riferito da Sky TG24 e dalla CNN, Rutte ha commentato l’incontro definendolo una “discussione molto schietta, molto aperta”. Nel gergo diplomatico, significa che Trump gli ha urlato in faccia per due ore ininterrotte.
Il capolavoro del Segretario Generale, però, arriva subito dopo: ha candidamente ammesso che Trump è “chiaramente deluso” dagli alleati. E invece di difendere l’autonomia strategica europea, Rutte si è esibito in un’apologia da manuale del servilismo: “È vero che non tutte le nazioni europee hanno rispettato i propri impegni. Capisco perfettamente la sua delusione!”. Rutte ha poi pietosamente provato a ricordare al boss che l’Europa ha fornito “basi, logistica e sorvoli”, come un fattorino di Amazon che cerca di giustificare il ritardo del pacco Prime.
Il Risiko del capolinea
Siamo al paradosso finale: il destino dell’Occidente è appeso alle paturnie di un immobiliarista che tratta l’Alleanza come un’associazione di condomini morosi. Da un lato abbiamo un’Europa balbettante, incarnata perfettamente da un Mark Rutte in versione zerbino, che chiede scusa per non aver partecipato all’ennesima crociata mediorientale. Dall’altro, un Donald Trump che valuta la solidarietà internazionale in base a quanti chilometri quadrati di ghiaccio gli lasciano comprare per capriccio.
Se la Groenlandia è davvero “mal gestita”, come twitta (o meglio, “trutha”) Donald, forse Copenaghen dovrebbe vendergliela per due spicci. Ma solo a patto di trasferirci la sede centrale della Nato. Almeno, tra un iceberg e l’altro, i vertici dell’Alleanza avrebbero finalmente il tempo di rinfrescarsi le idee. E magari, congelare le figuracce.


