Frana Petacciato: l’Italia a metà, piovono fondi per A14 e ferrovia

Frana Petacciato, scatta intervento urgente in Consiglio dei Ministri: subito fondi per A14 e ferrovia

Il Molise esiste e lotta insieme a noi, ma soprattutto contro la nostra viabilità. Bentornati al Coachella del dissesto idrogeologico: la leggendaria, inossidabile Frana di Petacciato. Proprio quando pensavamo che il massimo del brivido infrastrutturale fosse un cantiere infinito sulla Salerno-Reggio Calabria, ecco che un fronte di fango decide di riattivarsi, spezzando letteralmente in due l’Italia e paralizzando l’Autostrada A14, la Statale 16 e la ferrovia adriatica.

Nelle segrete stanze di Palazzo Chigi è subito scattata la modalità Armageddon. La premier Giorgia Meloni, fiutando l’ennesima grana, ha presieduto d’urgenza una videoconferenza con i pesi massimi del Governo: il Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, quello della Difesa Guido Crosetto e il capo della Protezione Civile Fabio Ciciliano. L’obiettivo? Salvare il salvabile e, possibilmente, l’asfalto. La strategia adottata è il più grande classico della hit parade istituzionale: un Consiglio dei Ministri convocato a tempo di record per stanziare “subito fondi” destinati all’emergenza.

E mentre i poveri cristi in viaggio con Trenitalia ricevono messaggi criptici degni dell’Oracolo di Delfi su quando (e se) la circolazione verrà mai ripristinata, l’esecutivo promette un rapido ritorno alla normalità per limitare i disagi a cittadini e imprese. Ma la vera rockstar di questa tragicommedia tutta italiana è lei, la frana. Conosce i suoi polli da oltre 110 anni, è classificata tra le più estese d’Europa con un fronte di quattro chilometri, e ogni volta che piove un po’ più del solito si stiracchia, sbadiglia e porta a casa il suo cachet milionario.

Perché, ammettiamolo, nel nostro Belpaese prevenire è roba da burocrati noiosi, mentre intervenire in emergenza è da veri bomber del consenso. Come ricorda un impietoso rapporto Ance-Cresme, in Italia si spende per riparare i danni del dissesto idrogeologico più del doppio di quanto si investa in noiosa ma salvifica prevenzione. E allora via libera ai nuovi stanziamenti! Che importa se negli anni passati avevamo già inondato la zona di milioni per risolvere il problema una volta per tutte? Il fango ha sempre fame, e la politica ha sempre bisogno di un’emergenza da cavalcare, fosse anche solo per tagliare il nastro adesivo usato per tenere insieme i piloni dell’A14.


Cronistoria dei Fatti

Cronistoria di un disastro annunciato (e plurifinanziato)Agosto 2018: Si canta vittoria. Vengono stanziati i primi 14 milioni di euro (su un pacchetto di 41 milioni) per mitigare la frana secolare, con l’allora presidente regionale Donato Toma nominato commissario di governo per guidare le operazioni.

Novembre 2019: Il Ministero dell’Ambiente guidato da Sergio Costa cala l’asso e annuncia in pompa magna uno stanziamento record di ben 34 milioni di euro per mettere in sicurezza l’area di Petacciato, fieramente definita “tra le più rilevanti d’Europa”.

7-8 Aprile 2026: Sorpresa! La frana se ne infischia dei milioni passati e si riattiva dopo forti piogge, cancellando il ponte sul fiume Trigno e paralizzando la dorsale adriatica. L’Italia è di nuovo spezzata in due, con A14 e ferrovia bloccate.

9 Aprile 2026: Il Governo convoca un Consiglio dei Ministri urgente per affrontare l’emergenza e (indovinate un po’?) stanziare l’ennesima tornata di nuovi fondi. La giostra ricomincia.

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