Hormuz chiuso e bombe in Libano? per Trump solo scaramucce

Israele bombarda il Libano, Iran valuta stop alla tregua chiuso hormuz . Trump:

Mentre il mondo si affanna a cercare su Google Maps dove finisca il Libano e dove inizi il cratere più vicino, il Medio Oriente ci regala l’ennesimo spin-off della sua infinita saga esplosiva. Le agenzie di stampa internazionali, da Reuters ad Al Jazeera, battono la notizia con la solita flemma da fine del mondo: Israele ha ripreso a bombardare il Libano. Un’operazione chirurgica, dicono da Tel Aviv, così chirurgica che ormai l’intero Paese dei Cedri assomiglia al tavolo operatorio del Dottor Frankenstein.

Ma la vera guest star di questo episodio non è l’IDF, bensì l’Iran. Da Teheran, i vertici religiosi e militari stanno seriamente valutando di strappare i fogli della tregua e tirare fuori dal cilindro il loro trucco di magia preferito: la chiusura dello Stretto di Hormuz. Come ci ricorda puntualmente l’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), da quel budello d’acqua passa circa il 20% del petrolio mondiale. Bloccarlo significa spedire il prezzo del greggio sulla Luna e far piangere lacrime di benzina agli automobilisti di mezzo globo. Un capolavoro di sadismo geopolitico che gli Ayatollah minacciano ciclicamente ogni volta che la temperatura a Beirut sale sopra i livelli di guardia.

E mentre l’Europa suda freddo e i mercati finanziari preparano i sali da svenimento, dall’altra parte dell’oceano arriva l’illuminante analisi dell’uomo che sussurrava ai dazi. Donald Trump, probabilmente in pausa tra una buca a golf a Mar-a-Lago e un comizio incendiario, ha derubricato l’Apocalisse imminente a semplici “scaramucce”. Leggendo i retroscena del Washington Post, pare di sentirlo: “Scaramucce, gente. Roba da dilettanti. Quando c’ero io, avevamo gli Accordi di Abramo e le lettere d’amore con Kim Jong-un. Niente scaramucce”.

Il cortocircuito è servito. Da una parte, droni che piovono dal cielo e petroliere che rischiano di finire in ostaggio dei barchini dei Pasdaran; dall’altra, il tycoon che tratta la Terza Guerra Mondiale come una banale lite di condominio per il posto auto. È la politica estera nell’era dell’infotainment, bellezza. Un frullatore impazzito dove i bombardamenti su Beirut e le minacce di strangolamento energetico globale sfumano nel rumore di fondo di una battuta da talk show. Dopotutto, perché preoccuparsi del collasso dell’economia mondiale quando puoi liquidarlo con un’alzata di spalle e uno slogan da cappellino MAGA?


Cronistoria dei Fatti

Cronistoria di un disastro annunciatoPer chi si fosse perso le puntate precedenti di questa soap opera armata, ecco un rapido recap per orientarsi nel caos:

L’eterno fronte nord: La tensione tra Israele e Libano (leggi: Hezbollah) non è mai realmente evaporata dopo la guerra del 2006. In seguito all’escalation scatenata dai fatti del 7 ottobre 2023, il confine è tornato a essere un tiro a segno quotidiano, culminando in cicliche operazioni militari israeliane mirate a smantellare le infrastrutture del Partito di Dio, a costo di radere al suolo interi quartieri.

L’ossessione per Hormuz: Non è la prima volta che Teheran gioca la carta dello stretto. Già negli anni ’80, durante la “Guerra delle Petroliere”, l’Iran minacciò di bloccare il transito navale. Nel 2019, misteriosi sabotaggi a navi commerciali fecero schizzare i premi assicurativi alle stelle. Oggi, la minaccia di stop alla tregua è il classico bottone rosso sfoderato per ricordare all’Occidente chi tiene in ostaggio il distributore di benzina globale.

La dottrina Trump: Durante la sua permanenza alla Casa Bianca, The Donald ha alternato l’eliminazione mirata del generale iraniano Qasem Soleimani (2020) alla diplomazia spettacolo degli Accordi di Abramo. La sua attuale minimizzazione della crisi mediorientale si inserisce perfettamente nella sua narrativa elettorale da perenne *outsider*: sminuire le guerre esplose sotto l’amministrazione rivale per accreditarsi come l’unico e inimitabile “peacemaker” in grado di risolvere tutto con una telefonata.

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