Selfie col pentito, Meloni si infuria: “Impegno cristallino”

Meloni e la foto con il pentito:

Benvenuti nell’era in cui il peggior nemico di un leader politico non è lo spread, non è l’opposizione e nemmeno il buco dell’ozono: è la fotocamera frontale dello smartphone. Giorgia Meloni ha appena scoperto a sue spese la dura legge dei grandi numeri: se fai decine di migliaia di foto con i tuoi elettori, c’è la concreta possibilità statistica che uno di loro preferisca la “Famiglia” alla famiglia tradizionale.

Il patatrac istituzionale esplode quando Report e Il Fatto Quotidiano tirano fuori dal cilindro uno scatto datato 2 febbraio 2019. Location: Hotel Marriott di Milano, convention di Fratelli d’Italia. Sorridente accanto all’attuale Presidente del Consiglio c’è Gioacchino Amico, ex referente del clan camorristico dei Senese in Lombardia e oggi solerte collaboratore di giustizia nel processo Hydra. Un banale incidente di percorso? Un agguato mediatico? Per la premier, non ci sono dubbi: è in atto un complotto intergalattico.

Affidando il suo sfogo ai social, come riportato minuziosamente dalle agenzie di Adnkronos, Meloni ha sfoderato la sua migliore retorica da vittima accerchiata, coniando un nuovo mostro mitologico a quattro teste: la “redazione unica”. Secondo la leader di FdI, Il Fatto Quotidiano, La Repubblica, Fanpage e Report si riunirebbero segretamente, forse in una caverna a forma di falce e martello, per “sostenere la bizzarra tesi di una mia vicinanza ad ambienti malavitosi”.

E qui arriva il pezzo forte, la frase destinata a finire stampata sulle t-shirt dei militanti: “Il mio impegno contro ogni mafia è cristallino, coerente, duraturo”. Un impegno così trasparente che, a quanto pare, rende invisibili i curriculum criminali di chi ti chiede di dire “cheese”. Meloni alza il tiro, ricordando che lei non è “una persona che si fa intimidire dagli squallidi attacchi di gente in malafede”. La colpa, insomma, è di chi guarda la foto, non di chi ci sta dentro.

Ovviamente, la difesa d’ufficio è scattata in tempo record. Guido Crosetto, con la delicatezza di un bulldozer, ha fatto notare che tutti i politici, gli attori e i cantanti fanno migliaia di selfie con perfetti sconosciuti. Ha ragione: d’altronde, non è che all’ingresso dei comizi ci sia il casellario giudiziale obbligatorio accanto al metal detector.

Ma l’opposizione, fiutando il sangue, non si è accontentata. I parlamentari del PD e Sandro Ruotolo, citati dal Quotidiano Nazionale, hanno iniziato a tempestare il governo di interrogazioni: è vero che questo signor Amico bazzicava persino alla Camera dei Deputati grazie ad agganci in FdI? Ci ha dovuto pensare una nota ufficiale di Montecitorio, rilanciata da Avvenire, a smentire categoricamente il rilascio di qualsiasi tesserino permanente per il soggetto in questione.

Per chiudere la partita, Meloni ha calato l’asso pigliatutto del benaltrismo penale: “Mentre altri liberavano dalle galere i boss mafiosi con la scusa del Covid, noi li arrestiamo e li teniamo dentro con il carcere duro”. Checkmate, sinistra. Se io faccio un selfie con un camorrista è colpa della ressa; se voi state al governo, aprite le gabbie.

Alla fine della fiera, resta un’unica, grande morale in questa soap opera all’italiana: la politica ai tempi di Instagram è un campo minato. Puoi salvare il 41-bis, puoi arrestare i latitanti, ma ci sarà sempre uno smartphone pronto a immortalarti con la persona sbagliata nel momento sbagliato. L’impegno sarà anche cristallino, ma i pixel, purtroppo, non perdonano.

Spread the love

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto