Se pensavate che la Pasqua fosse il momento del ‘volemose bene’, della colomba glassata e delle preghiere globali, non avevate fatto i conti con il Vangelo secondo Donald. Mentre Papa Leone XIV impartiva la benedizione Urbi et Orbi auspicando la fratellanza, il buon vecchio Trump, armato di smartphone e di quel proverbiale tatto che lo contraddistingue, ha deciso di sganciare la sua colomba della pace direttamente su Truth Social. Il messaggio? Una delicata nota diplomatica rivolta agli ayatollah: «Aprite il fottuto Stretto, pazzi bastardi, o vivrete all’inferno GUARDATE E BASTA! Lode ad Allah». Un mix lisergico tra un film di Quentin Tarantino, un sermone di un telepredicatore texano e una rissa da bar in Brianza. E come ciliegina sulla torta, il tycoon ha proclamato il martedì successivo come il Power Plant Day e il Bridge Day, promettendo di radere al suolo le infrastrutture energetiche iraniane come se stesse giocando a SimCity in modalità ‘Apocalisse’.
Ma perché tanto astio e Caps Lock? Semplice. Teheran ha chiuso i rubinetti dello Stretto di Hormuz, un budello d’acqua da cui transita allegramente circa il 20% del petrolio mondiale. Risultato? Prezzi del greggio alle stelle e mercati internazionali in preda a crisi di panico. Secondo Forbes e Axios, nei giorni scorsi Trump aveva già lanciato ultimatum a pioggia, minacciando di riportare l’Iran ‘all’età della pietra’ e di far saltare in aria pozzi di petrolio e impianti di desalinizzazione se non avessero liberato la rotta commerciale. Insomma, tra un recupero rocambolesco di un pilota di F-15 abbattuto che la propaganda a stelle e strisce, rilanciata da Fox News, ci vende come il sequel di Top Gun girato sotto steroidi — e l’incubo di dover spiegare agli elettori perché il gallone di benzina costa quanto uno yacht, The Donald ha deciso che la diplomazia è roba per rammolliti europei.

Il Washington Post fa giustamente notare come questa raffica di insulti profani (‘Living in Hell’) sia arrivata a ridosso della scadenza del suo ennesimo, fatidico ultimatum di 48 ore. Perché la dottrina Trump funziona così: ti dà due giorni per pentirti. Se non lo fai, prima proroga la scadenza affermando di aver avuto ‘conversazioni produttive’, poi torna a sbraitare minacciando di farti piovere l’inferno in testa. È la tecnica del bullo da cortile elevata a strategia geopolitica suprema. Dall’altra parte, i generali iraniani se la ridono sotto i baffi e gli rispondono tramite i media locali definendolo ‘uno squilibrato’, garantendo che ‘le porte dell’inferno si apriranno per lui’. Un botta e risposta che sembra rubato agli sceneggiatori della WWE, ma con testate missilistiche vere al posto delle sedie pieghevoli.
In questo grottesco scacchiere internazionale, dove i leader giocano a chi ce l’ha più grosso (l’arsenale, s’intende), l’unica certezza è che l’arte della diplomazia è definitivamente morta, sepolta sotto una valanga di tweet e minacce al testosterone. Resta solo da capire se martedì sarà davvero il ‘Giorno delle Centrali Elettriche’ o se, come spesso accade nel magico mondo trumpiano, l’apocalisse verrà rimandata per cause di forza maggiore o per una partita a golf. Nel dubbio, vi conviene fare il pieno alla macchina finché siete in tempo.
Cronistoria dei Fatti
21 Marzo 2026: Donald Trump lancia il suo primo ultimatum, dando a Teheran 48 ore per riaprire lo stretto, minacciando di “obliterare le centrali elettriche”. La scadenza viene successivamente posticipata dal presidente stesso a seguito di presunte “conversazioni produttive”.
30 Marzo 2026: Nuova escalation retorica. Trump minaccia di distruggere i pozzi di petrolio iraniani e l’Isola di Kharg se non si raggiunge un accordo in tempi brevi.
Inizio Aprile 2026: Un jet americano F-15E viene abbattuto in territorio iraniano. Gli Stati Uniti lanciano complesse operazioni militari di recupero per salvare i due piloti. L’Iran denuncia raid mortali sulle proprie province, mentre Israele colpisce impianti petrolchimici iraniani.
4 Aprile 2026: Trump rinnova l’ultimatum di 48 ore, avvertendo che il tempo sta per scadere e minacciando l’Iran di far piovere l’inferno e riportare il Paese “all’età della pietra”. Il generale iraniano Ali Abdollahi Aliabadi replica definendo Trump uno “squilibrato”.
5 Aprile 2026 (Domenica di Pasqua): Mentre Papa Leone XIV invoca la pace da Piazza San Pietro, Trump pubblica un post su Truth Social intimando all’Iran: *”Aprite il fottuto Stretto, pazzi bastardi, o vivrete all’inferno”*. Annuncia inoltre che il martedì successivo sarà il “Power Plant Day” e il “Bridge Day”, preannunciando massicci bombardamenti infrastrutturali.


