C’è un po’ di Sanremo in ogni rimpasto di governo. E se non ci credete, chiedete a Gianmarco Mazzi. Come riporta Il Fatto Quotidiano, il nostro neo Ministro del Turismo ha appena giurato al Quirinale nelle mani di Sergio Mattarella e sotto lo sguardo vigile (e sollevato) di Giorgia Meloni. La casella era rimasta desolatamente vuota dal 25 marzo, quando Daniela Santanchè è stata gentilmente accompagnata alla porta, travolta – come ci ricorda spietatamente Il Post – dalle pressioni della premier in seguito alle celebri batoste sul referendum della Giustizia e alle ben note grane giudiziarie.
Addio Twiga, benvenuto Festival. Perché se c’è una cosa che non manca a Gianmarco Mazzi è lo show business. E che show. Secondo quanto ricostruito da Adnkronos, il neo-ministro ha un curriculum che fa impallidire i migliori promoter di Las Vegas: sei edizioni di Sanremo da direttore artistico, l’ideazione della Nazionale Cantanti (sì, quella della Partita del Cuore, un vero e proprio rito pagano di Rai 1), e una lista di amicizie che va da Adriano Celentano a Gianni Morandi. Insomma, se finora il turismo italiano è andato avanti a colpi di influencer virtuali e Open to Meraviglia, da oggi si punta direttamente a Vasco Rossi negli stabilimenti balneari. Non a caso, è l’uomo dietro il leggendario Modena Park da 230mila spettatori.
Mazzi, ex sottosegretario alla Cultura passato indenne prima sotto la gestione di Gennaro Sangiuliano e poi sotto quella di Alessandro Giuli, ha già pronunciato le frasi di rito. «Il turismo è un mondo ricco di fascino e grandi professionalità… Sono onorato di questo incarico», ha dichiarato con la sobrietà di chi ha appena vinto il disco di platino, come riportato da La Stampa (citata da Tecnica della Scuola).
Eppure, tra una standing ovation e l’altra, c’è chi non stappa lo spumante. Elle fa notare, con la consueta lucidità, che con l’uscita della “Pitonessa” e l’ingresso dell’ex manager musicale, la quota rosa nel governo Meloni si assottiglia ulteriormente: le donne ministre scendono miseramente a cinque. Un dettaglio che stona leggermente con l’assolo di chitarra patriottico.
In definitiva, la strategia di Palazzo Chigi è chiara: se non puoi risolvere l’overtourism o la direttiva Bolkestein sui balneari, almeno buttala in caciara con un bel concerto. Da oggi, per prenotare un ombrellone a Rimini, non servirà più la caparra: basterà indovinare il ritornello di Fatti mandare dalla mamma. E se i turisti stranieri si lamenteranno dei ritardi dei treni o delle truffe sui B&B, il ministro Mazzi avrà già pronta la soluzione: un coro gospel con Mogol e la Caselli. The show must go on.


