F15 USA giù in Iran: Putin ed Erdogan pacifisti ad honorem

Iran, abbattuto F15 Usa: salvo uno dei due piloti. Putin ed Erdogan chiedono la tregua

Ci risiamo. Sembra di stare sul set di Top Gun, ma senza la colonna sonora di Kenny Loggins a pompare l’adrenalina e con un finale decisamente più tragico. Le agenzie di stampa internazionali battono la notizia all’impazzata e i dispacci della Reuters confermano il disastro: l’antiaerea di Teheran ha fatto la festa a un F-15 statunitense. Un gioiellino da decine di milioni di dollari polverizzato nei cieli mediorientali. Il bilancio del Pentagono, filtrato tra i denti stretti dei portavoce militari, è da sudori freddi: un pilota è riuscito a lanciarsi e si è salvato, mentre per il suo collega le speranze sono ridotte al lumicino.

Ma la vera notizia, quella che trasforma questa giornata di cronaca nera in un trip lisergico degno del miglior Hunter S. Thompson, non è l’ennesimo passo di danza sull’orlo della Terza Guerra Mondiale. No, signori. La vera notizia è il cast di chi si è alzato in piedi a chiedere “calma e gesso”. Nientemeno che Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan.

Avete letto bene. Lo Zar del Cremlino, attualmente impegnato a raschiare il fondo dei magazzini sovietici per spianare il Donbass, e il Sultano del Bosforo, che usa i droni sui curdi con la stessa disinvoltura con cui noi mettiamo il parmigiano sui maccheroni, hanno improvvisamente indossato il saio francescano. Come riportano i network statali russi e turchi in queste ore frenetiche, i due leader invocano una “tregua immediata per evitare l’escalation”. Praticamente, Dracula e Frankenstein che aprono una sede dell’Avis.

La Casa Bianca, intanto, tace e suda freddo. I reportage sul campo di Al Jazeera mostrano i presunti resti fumanti del jet americano, mentre i falchi di Washington già lucidano i missili Tomahawk nei sotterranei, pronti a fatturare. Eppure, l’immagine di Putin ed Erdogan che si ergono a pacieri globali, professandosi “profondamente preoccupati per la stabilità regionale”, è il vero capolavoro di cinismo geopolitico di questo decennio.

Viviamo ufficialmente in un’epoca in cui i più assidui frequentatori dei teatri di guerra ti fanno la predica sulla pace, mentre i cacciabombardieri cadono come zanzare a Ferragosto. Il mondo si è definitivamente capovolto: a questo punto, non ci resta che aspettare fiduciosi che Kim Jong-un venga nominato mediatore dell’ONU. Sipario.

Spread the love

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto