Ci siamo. Il Commander in Chief ha parlato. Con la consueta sobrietà che lo contraddistingue dai tempi di The Apprentice, Donald Trump ha tenuto il suo primo discorso alla nazione da quando, lo scorso 28 febbraio, ha deciso che l’Iran aveva bisogno di un drastico restyling balistico.
Come riporta Adnkronos, in appena 19 minuti di diretta a reti unificate, l’ex tycoon ha snocciolato la sua personale concezione di Blitzkrieg: «Gli obiettivi strategici sono quasi completati, finiremo il lavoro, e lo finiremo molto in fretta». Quanto in fretta? «Due, forse tre settimane». Una stima temporale che ha la stessa affidabilità del «domani smetto» di un tabagista incallito o dei tempi di consegna di un idraulico a Ferragosto. Secondo Il Fatto Quotidiano, d’altronde, a inizio conflitto le settimane previste erano tre o quattro. Adesso sono due o tre. La matematica trumpiana resta un’opinione, ma lo show in prima serata è garantito.
Il pezzo forte, però, è arrivato quando il biondo platino della Casa Bianca ha svelato il vero masterplan geopolitico. Come rimbalzato sulle frequenze di CBS News, l’obiettivo non è semplicemente vincere, ma fare un po’ di sano turismo temporale: «Li colpiremo con estrema durezza… li riporteremo all’età della pietra, il posto a cui appartengono». Un tocco di classe che fa impallidire persino la diplomazia dei Dothraki in Game of Thrones. L’intelligence americana incassa, il Pentagono prende appunti per il prossimo briefing, e il pubblico del MAGA esulta sventolando secchielli di popcorn.
E il petrolio? E il blocco dello Stretto di Hormuz? Qui The Donald tira fuori il suo lato più cafonal e menefreghista. Come sottolineato da Sky TG24 e Swissinfo, il Presidente ha candidamente invitato i Paesi che dipendono dal greggio mediorientale a farsi venire un po’ di coraggio e ad andarselo a prendere da soli. Insomma, il self-service del barile in zona di guerra. Se la benzina negli USA vola a oltre 4 dollari al gallone, no problem, è un sacrificio accettabile. Nel frattempo, il Brent schizza oltre i 105 dollari al barile, come fa notare Il Giornale. Ma l’importante è aver «decimato» la marina e l’aviazione di Teheran, tanto che, sempre secondo Trump, i leader originari «sono tutti morti» (citazione testuale, roba che a confronto Quentin Tarantino scrive sceneggiature per Peppa Pig).
Alla fine, la strategia di Washington sembra oscillare tra un episodio di Risiko giocato alle 3 di notte e un tweet rabbioso scritto sul water dorato di Mar-a-Lago. Le bombe cadono, i prezzi del carburante ringraziano e noi restiamo qui ad aspettare queste famose «due o tre settimane». Che poi, si sa, nel fuso orario di Trump, equivalgono comodamente a un mandato presidenziale e mezzo.
Cronistoria dei Fatti
28 Febbraio 2026: Inizia ufficialmente l’offensiva congiunta USA-Israele contro l’Iran. L’amministrazione Trump lancia l’operazione promettendo inizialmente una guerra di poche settimane.
Marzo 2026: Escalation militare. L’Iran risponde bloccando il traffico navale nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per l’offerta globale di petrolio. Il prezzo della benzina negli USA supera i 4 dollari al gallone, mentre il greggio Brent supera i 105 dollari al barile.
1 Aprile 2026: L’amministrazione USA fa circolare voci su una presunta richiesta di cessate il fuoco da parte dell’Iran, prontamente e categoricamente smentita dal ministro degli esteri iraniano sulla tv di Stato.
1-2 Aprile 2026: Primo discorso alla nazione di Donald Trump in prime-time. Il Presidente conferma di voler proseguire i bombardamenti per altre “due o tre settimane”, minacciando di distruggere le infrastrutture elettriche e petrolifere iraniane se Teheran non accetterà un accordo.


