Se pensavate che il Molise non esistesse, preparatevi a ricredervi: non solo esiste, ma ha appena rubato i diritti d’autore a Vince Gilligan. Dimenticate Albuquerque, il nuovo set di Breaking Bad è Pietracatella, ridente borgo dove il cenone di Natale si è trasformato in un thriller degno di Quentin Tarantino.
Da intossicazione alimentare a duplice omicidio
Facciamo un passo indietro. Subito dopo Natale 2025, Antonella Di Jelsi, 50 anni, e la figlia Sara, appena 15, finiscono all’ospedale Cardarelli di Campobasso. I sintomi? Quelli classici di chi ha osato sfidare le cozze della vigilia o il cotechino tattico della zia. L’esito, purtroppo, è tragico: entrambe muoiono nel giro di poche ore. La diagnosi iniziale è rassicurante nella sua banalità provinciale: una fatale intossicazione alimentare. Si dà la colpa al botulino, ai funghi avariati, persino alla farina.
E come da italica tradizione, parte subito la caccia alle streghe in corsia: cinque medici del pronto soccorso finiscono indagati per omicidio colposo. Dopotutto, per la giurisprudenza da social network, se muori di indigestione la colpa è sicuramente del camice bianco di turno che non ha previsto l’imprevedibile.
La svolta tossicologica: la ricina nel sangue
Ma ecco il colpo di scena che ribalta l’intero palinsesto del true crime nostrano. Il 31 marzo 2026, fonti qualificate ci informano che le analisi tossicologiche – robetta da niente, accertamenti incrociati tra l’istituto Maugeri di Pavia, la Svizzera e persino gli Stati Uniti – hanno svelato l’arcano. Nessuna vongola killer. Nessun fungo velenoso. Nel sangue delle due povere vittime c’era la ricina.
Sì, esatto, quel simpatico estratto vegetale ad altissima tossicità che blocca la sintesi proteica e ti manda al creatore simulando un banalissimo malore da cibo. Quindi, ricapitolando: in un paesino dell’Appennino qualcuno ha deciso di condire il menù delle feste con un’arma biochimica che di solito si usa per far fuori le spie del KGB. La Procura ha immediatamente stracciato la pista dell’indigestione fantozziana per aprire un fascicolo per duplice omicidio premeditato contro ignoti.
La gogna mediatica e il circo del True Crime
Il quadretto familiare aggiunge ulteriore pepe alla sceneggiatura: il capofamiglia, Gianni Di Vita, ha mangiato, è stato malissimo ma è miracolosamente sopravvissuto. La figlia maggiore, invece, ha avuto il provvidenziale buonsenso di saltare la cena fatale. Coincidenze? Fortune sfacciate? O forse qualcuno ha guardato troppe serie TV su Netflix e ha pensato di risolvere le diatribe domestiche col fai-da-te chimico?
Mentre la casa resta sotto sequestro e gli investigatori cercano un laboratorio clandestino tra i barattoli di conserva, noi restiamo ad ammirare l’ipocrisia del circo mediatico. Fino a ieri, tutti pronti a linciare i medici del pronto soccorso, colpevoli di non aver diagnosticato un avvelenamento da ricina in mezzo a decine di coliche natalizie. Perché, si sa, al triage di Campobasso il test per le armi chimiche di distruzione di massa è routine. Ora, invece, tutti trasformati in provetti tossicologi, pronti a pontificare sui semi di ricino nei salotti televisivi pomeridiani.
Il Molise esiste, signori. E a quanto pare, sa essere letale.
Cronistoria dei Fatti
Fine Dicembre 2025: Madre e figlia muoiono a poche ore di distanza all’ospedale Cardarelli di Campobasso. La prima ipotesi investigativa punta su una letale intossicazione alimentare causata da alimenti avariati, funghi o botulino. Vengono tempestivamente indagati cinque medici per omicidio colposo.
Gennaio – Marzo 2026: Gli esami sugli alimenti sequestrati (tra cui pesce e funghi) e i test microbiologici allo Spallanzani danno esito negativo. Il mistero si infittisce, spingendo gli inquirenti a richiedere consulenze tossicologiche internazionali, coinvolgendo laboratori a Pavia, in Svizzera e negli Stati Uniti.
31 Marzo 2026: La svolta definitiva. I test confermano la presenza di ricina, un potentissimo veleno letale, nel sangue delle due vittime. La Procura apre un nuovo fascicolo per duplice omicidio premeditato contro ignoti, scagionando di fatto i medici e confermando l’ipotesi dell’avvelenamento doloso.


