Crosetto fa il Craxi: Sigonella negata agli usa di Trump

Medio Oriente: Crosetto ha negato l'uso della base di Sigonella agli Usa

C’è un fantasma con la stazza da corazziere che si aggira per la piana di Catania. Se negli anni ’80 Bettino Craxi sfidava i marines di Ronald Reagan a colpi di gendarmeria e orgoglio nazionale, nel 2026 Guido Crosetto ha deciso di rispolverare la grandeur de noantri, sbattendo la porta di Sigonella in faccia agli yankee.

Come ricostruito dal Corriere della Sera e rimbalzato sui dispacci di Sky TG24, il nostro Ministro della Difesa ha piazzato un bel cartello “Chiuso per ferie” sulla pista siciliana. Il motivo? Un clamoroso difetto di comunicazione. O, per dirla alla romana, la presunzione che l’Italia sia solo un autogrill sulla Salerno-Reggio Calabria.

Mentre Donald Trump, tornato alla Casa Bianca con la solita delicatezza, si diverte a postare su Truth Social i video delle esplosioni a Isfahan come se fossero i fuochi d’artificio del 4 luglio, il Pentagono ha pensato bene di spedire i propri aerei verso l’Iran facendo un pit-stop in Sicilia. Il tutto senza un colpo di telefono, un’email o un banale messaggino su WhatsApp per avvisare Roma. Gli aerei erano già in volo, convinti di trovare la pista illuminata e magari un arancino caldo ad attenderli.

Ma qui entra in scena il generale Luciano Portolano, Capo di Stato Maggiore della Difesa. Ricevuta la soffiata, ha prontamente alzato la cornetta per avvisare Crosetto. Le verifiche sono state letali: non si trattava di voli logistici o di routine, gli unici a poter beneficiare delle maglie larghe dell’accordo bilaterale del 1951. Si trattava di operazioni belliche vere e proprie, non autorizzate.

E così, il nostro “Gigante Buono” ha tirato fuori il cartellino rosso. Niente autorizzazione preventiva? Niente atterraggio. Un “no” secco che suona come una schitarrata punk in un polveroso concerto di musica diplomatica. Gli Stati Uniti, storicamente abituati a considerare il suolo italiano come un’estensione del proprio parcheggio, dovranno rivedere i piani di volo. E magari anche il galateo istituzionale.

Perché se c’è una cosa che la storia ci insegna, è che l’Italia può anche essere il Paese dei balocchi, ma quando si tratta di usare le nostre piste senza chiedere permesso, improvvisamente ci ricordiamo di essere una Repubblica sovrana. O almeno, ci piace far finta di esserlo fino alla prossima fornitura di F-35.


Cronistoria dei Fatti

Cronistoria: Da Craxi a Crosetto, la sindrome di SigonellaPer comprendere appieno la portata di questo “sciopero degli scali”, è utile riavvolgere il nastro della storia diplomatica tra Roma e Washington.

1951 – Le regole del gioco: Vengono siglati gli accordi bilaterali che regolano l’uso delle basi militari americane in Italia. La sovranità resta italiana, ma gli USA hanno ampio controllo operativo. Tuttavia, per le operazioni “non ordinarie”, serve il permesso preventivo di Roma.

Ottobre 1985 – La Notte di Sigonella:** Il presidente del Consiglio Bettino Craxi schiera i Carabinieri per impedire alla Delta Force americana di prelevare i dirottatori dell’Achille Lauro. È il momento di massima autonomia rivendicata dall’Italia sul proprio suolo.

Marzo 2026 – L’escalation in Iran: Sotto l’amministrazione Trump, gli USA colpiscono un grande deposito di munizioni a Isfahan. Il clima in Medio Oriente è rovente, con missili su Gerusalemme e sirene antimissile in funzione.

Fine Marzo 2026 – Il volo a fari spenti: Il Pentagono fa decollare alcuni velivoli diretti in Medio Oriente con scalo previsto a Sigonella. Il piano viene comunicato ai vertici italiani solo a cose fatte.

Il “No” di Crosetto: Il Capo di Stato Maggiore Portolano informa il ministro della Difesa Crosetto. Verificato che non si tratta di voli logistici, Crosetto nega l’autorizzazione all’atterraggio, bloccando di fatto l’uso della base siciliana per l’operazione americana.

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