Morto Pomicino: addio a ‘O Ministro del debito e dei 42 processi

È morto Paolo Cirino Pomicino, ministro dei governi Andreotti

Se n’è andato anche lui, l’Highlander della Prima Repubblica, l’uomo che ha visto nascere e morire più governi, inchieste e partiti di chiunque altro. Come riportano testate come Il Foglio e BlogSicilia, Paolo Cirino Pomicino si è spento oggi, 21 marzo 2026, all’età di 86 anni nella clinica Quisisana di Roma. A dare l’annuncio all’Adnkronos, con la voce rotta dalla commozione democristiana, è stato Gianfranco Rotondi, definendolo “un grande leader”. E in fondo, bisogna ammetterlo: per sopravvivere alla Democrazia Cristiana, a Tangentopoli e a un’infinità di rimpasti, bisognava avere la pelle dura. O, nel suo caso, un cuore bionico.

Conosciuto da tutti nei corridoi del potere come ‘O Ministro, Pomicino è stato il Mick Jagger della spesa pubblica italiana. Mentre le rockstar sfasciavano le stanze d’albergo, lui – da titolare del Bilancio nei governi Andreotti – sfasciava direttamente i conti dello Stato, inaugurando la gloriosa stagione del debito pubblico a nove zeri. Come ricorda deliziosamente Il Giornale, fu proprio lui a partorire il geniale emendamento “vol-au-vent”: un contenitore normativo vuoto che, proprio come il rustico da aperitivo, veniva riempito di finanziamenti a pioggia per accontentare ogni corrente, amico o clientes di passaggio. Lo “Sportello Pomicino” non chiudeva mai: “Se lo sportello funziona, è solo perché qualcuno bussa”, si giustificava lui, con la pacatezza di chi sa che con i soldi degli italiani si può comprare un’ottima pace sociale.

E dire che Pomicino nasceva medico. Laureato con 110 su 110 in medicina e chirurgia, aveva lavorato come neurochirurgo al Cardarelli di Napoli. Una carriera scientifica che spinse l’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga – mai avaro di picconate – a definirlo, come rievoca sempre Il Giornale, “un analfabeta… uno psichiatra di scarsa fortuna”. Ma Pomicino non se la prese: aveva smesso di operare sui cervelli per iniziare a operare sui portafogli, con risultati decisamente più sistemici.

Poi arrivò il 1992. Il muro di Berlino era caduto, i Nirvana spazzavano via il pop sintetico e Antonio Di Pietro spazzava via la DC. Come sottolinea Domani, il curriculum giudiziario di ‘O Ministro divenne un’epopea degna del miglior true crime: 42 processi in totale e un patteggiamento per la madre di tutte le tangenti, la maxi-tangente Enimont. Quarantadue processi. Un numero che, per i fan di Douglas Adams, rappresenta la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto. Per Pomicino, era solo un’altra giornata in ufficio.

Eppure, a differenza di tanti colleghi finiti in esilio o nel dimenticatoio, Pomicino non è mai sparito. Ha continuato a pontificare in tv, a scrivere libri, a farsi eleggere persino al Parlamento Europeo nel 2004 con l’Udeur di Clemente Mastella (un crossover che l’universo Marvel si sogna). Ma soprattutto, ha continuato a ingannare la morte con la stessa astuzia con cui gestiva le manovre finanziarie. Quadruplice bypass a Houston nel 1985, duplice bypass a Londra nel 1997, e un trapianto di cuore nel 2007. Come confessò lui stesso (Il Giornale docet), nel ’97 persino Di Pietro andò a trovarlo in ospedale al Gemelli, convinto che avesse le ore contate, e gli confessò di aver “sempre votato per voi”. Pomicino sopravvisse anche a quello smacco, giusto per poterlo raccontare.

Oggi il sipario cala per davvero. ‘O Ministro ha lasciato il palazzo. Ci piace immaginarlo già alle prese con San Pietro, impegnato a spiegargli che con un piccolo emendamento “vol-au-vent” si potrebbero rifinanziare le aureole dei cherubini e magari sistemare qualche santo della corrente giusta. Buon viaggio, Geronimo. La Prima Repubblica non si scorda mai, ma il debito pubblico che ci hai lasciato, quello, lo stiamo ancora pagando a rate.

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