Hormuz, la dottrina Tajani: in trincea sì, ma solo a guerra finita

Tajani: 'Finita la guerra, sì alla partecipazione a iniziative Onu per la sicurezza di Hormuz

Il Medio Oriente è in fiamme, lo Stretto di Hormuz è bloccato e il commercio globale sta colando a picco peggio del Titanic. Chi chiamerai? I Ghostbusters? No, il Winston Churchill de noantri: Antonio Tajani! Il nostro intrepido Ministro degli Esteri ha appena sfoderato un piano tattico che fa sembrare Sun Tzu un dilettante allo sbaraglio.

In una clamorosa prova di testosterone geopolitico, il prode titolare della Farnesina ha annunciato urbi et orbi la ferma posizione italiana: sì alla partecipazione a iniziative Onu per la sicurezza di Hormuz. Applausi a scena aperta, inni di Mameli a palla, la Marina Militare lucida gli ottoni. Ma c’è una minuscola, impercettibile postilla. Un asterisco grosso come un incrociatore: tutto questo eroismo si scatenerà rigorosamente una volta finita la guerra o quantomeno arrivato il cessate il fuoco.

Avete letto bene. L’Italia è prontissima a gettarsi nell’inferno del Golfo Persico, a scortare le navi mercantili e a mostrare i muscoli, ma solo ed esclusivamente quando non ci sarà più alcun pericolo. È la nuova Dottrina Tajani: l’arte marziale di chiamare i pompieri quando il palazzo è già cenere, o di mandare l’ambulanza a funerale concluso. Un tempismo da vera rockstar, di quelli che si presentano al festival quando i roadie stanno già smontando il palco e spazzando i bicchieri di plastica.

D’altronde, i fatti del 20 marzo 2026 parlano chiaro e tondo. L’Italia ha appena firmato una vibrante dichiarazione d’intenti con Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi e Giappone. L’obiettivo? Mettere in sicurezza lo stretto sotto l’egida dell’Onu. Peccato che l’iniziativa abbia fatto subito imbestialire Teheran, con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi pronto a ringhiare che chiunque provi a forzare il blocco sarà ritenuto complice dell’aggressione e dei suoi efferati crimini.

Panico a bordo! Per evitare che a qualcuno venisse in mente di dover davvero usare le armi, ci ha pensato il Ministro della Difesa Guido Crosetto a gettare litri di camomilla sul fuoco, precisando che il documento firmato è un accordo politico, non militare, e che non ci sarà alcun ingresso ad Hormuz senza una tregua e un’iniziativa multilaterale estesa. Perfino oltreoceano, Donald Trump ha accolto la mossa europea con gelida indifferenza, ribadendo che lui truppe di terra non ne manda di certo.

E quindi, riassumendo: l’Europa s’indigna, l’Iran minaccia, Trump se ne lava le mani, e il governo italiano indossa l’elmetto. Un elmetto bellissimo, firmato e lucidato. Prontissimo per essere sfoggiato in prima linea. Non appena i cattivi avranno messo via i missili, riposto i droni e offerto il tè con i pasticcini. Armiamoci e partite, ma solo a pace fatta.

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