Referendum: Meloni e Schlein nel ring di Mentana per il sì o no

Referendum, oggi in tv lo speciale 'Sì o No': Meloni e Schlein da Mentana

Signore e signori, preparate i popcorn, le bevande energetiche e il Maalox. Come confermano i palinsesti televisivi – che ormai somigliano sempre più a bollettini medici per la salute mentale degli italiani – stasera su La7 va in onda il redde rationem. Lo speciale “Sì o No”, dedicato all’imminente Referendum, non è una semplice tribuna politica: è il WrestleMania della Terza Repubblica, il Super Bowl dei poveri, il Coachella della nevrosi istituzionale.

Sul ring, o meglio, nei salotti lucidi del feudo di Urbano Cairo, si scontrano le due frontwoman della politica italiana. Da una parte la premier Giorgia Meloni, che come ci ricordano quotidianamente le agenzie di stampa, ha trasformato l’arte del vittimismo istituzionale in una hit da classifica. Si presenterà agguerrita, pronta a sfoderare il suo repertorio da underdog di governo, mescolando l’epica del Signore degli Anelli con le frecciatine da bar sport, in un mash-up che fa impazzire le curve della maggioranza.

Dall’altra parte della barricata, Elly Schlein. La segretaria dem, secondo le sempre più spietate cronache dei retroscena parlamentari, è ancora alla ricerca del riff perfetto per unire la lotta di classe e i diritti civili in un reel di TikTok. Armata di un blazer dai toni cromaticamente inattaccabili, la leader dell’opposizione indie-rock cercherà di spiegare perché il “No” sia un imperativo categorico, sperando di non usare subordinate troppo complesse che farebbero scappare il pubblico verso le repliche di Don Matteo.

Ma il vero headliner della serata, ammettiamolo, non è nessuna delle due. È lui: Enrico Mentana. Come sanno bene i tossicodipendenti delle sue celebri “Maratone”, il direttore del TgLa7 non aspetta altro. Le cronache televisive ci insegnano che “Chicco” si nutre esclusivamente di caffè nero e proiezioni SWG. È l’unico uomo capace di trasformare un dibattito sul quorum in un thriller al cardiopalma, pronto a interrompere bruscamente la Premier o la leader dell’opposizione per dare la linea all’inviato Paolo Celata, parcheggiato al gelo fuori da un seggio vuoto di Tor Pignattara.

Il format “Sì o No” promette scintille, ma il sospetto, alimentato dai freddi numeri dei sondaggisti, è che si trasformerà nella solita jam session di monologhi paralleli. La Meloni accuserà la sinistra di voler bloccare la Nazione, la Schlein accuserà la destra di derive autoritarie, e Mentana guarderà l’orologio calcolando quanto manca prima di poter scatenare i cartelli di Masia.

Alla fine, l’unico vero “Sì o No” che interesserà agli italiani sintonizzati sul divano sarà quello rivolto alla propria coscienza: “Sì, continuo a guardare questa farsa, o No, giro su Netflix e fingo che il Paese sia un posto normale?”. L’esito di questo personalissimo referendum, purtroppo per La7, è l’unico che rischia di raggiungere davvero il quorum.

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