Delmastro e le bistecche a sua insaputa: in società col boss

Il caso di Delmastro e del ristorante della figlia del mafioso «a sua insaputa»

L’Italia è una Repubblica democratica fondata sull’«a mia insaputa». È un istituto giuridico non scritto, ma radicato nel dna della nostra classe dirigente molto più della Costituzione. Claudio Scajola ci si è comprato un appartamento vista Colosseo, Andrea Delmastro Delle Vedove ci ha condito le bistecche.

Il Sottosegretario alla Giustizia, l’uomo che gira fiero con la scorta di secondo livello per la sua indefessa “battaglia contro la mafia”, è inciampato in una grigliata mista che sa tanto di clan. Come ha brillantemente scoperchiato Alberto Nerazzini sulle pagine de Il Fatto Quotidiano, il nostro paladino della legalità si è ritrovato socio de “Le 5 Forchette srl”, un’ideona imprenditoriale nata a Biella ma operativa a Roma, in via Tuscolana, con la “Bisteccheria d’Italia”. Fin qui, al massimo, c’è il reato di cattivo gusto per il nome del locale. Ma chi era la socia di maggioranza e amministratrice unica? Miriam Caroccia, una studentessa diciottenne.

E di chi è figlia la giovane enfant prodige della ristorazione? Di Mauro Caroccia, imprenditore condannato in via definitiva per associazione mafiosa legata al temibile clan Senese. Un dettaglio da nulla. Roba che sfuggirebbe a chiunque, figuriamoci al Sottosegretario alla Giustizia del governo Meloni.

Appena la notizia è esplosa, Delmastro ha sfoderato la mossa Kansas City del politico italico: la lesa maestà etica. Ha dichiarato ai quattro venti di aver mollato tutto non appena scoperto l’ingombrante albero genealogico della socia, guidato dal “rigore etico e morale” che lo contraddistingue. Un’autodifesa così commovente che per un attimo abbiamo quasi creduto di vedere le lacrime scendere sul volto dei suoi agenti di scorta.

Peccato che la realtà, come spesso accade quando si incrociano i destini di Fratelli d’Italia e le visure camerali, sia un po’ più scivolosa del grasso di una fiorentina. Come fa notare la testata Open, i tempi del suo presunto “addio immediato” per shock morale non tornano per niente. Invece di fuggire a gambe levate, nel novembre 2025 Delmastro ha prima ceduto il suo 25% di quote a un’altra società… di sua proprietà. Un raffinato gioco di scatole cinesi. La dismissione definitiva è arrivata solo a fine febbraio 2026, casualmente una manciata di giorni dopo la condanna definitiva in Cassazione di Caroccia senior. Tempismo perfetto, o forse solo una botta di veggenza.

Ma il capolavoro assoluto, degno di una sceneggiatura dei Vanzina virata in salsa Gomorra, lo regala sempre Il Fatto Quotidiano: Delmastro in quel ristorante ci è pure andato a mangiare. E durante la cena, la giovane socia Miriam non lo ha nemmeno riconosciuto. È dovuto intervenire il padre boss a farle notare che al tavolo c’era il Sottosegretario alla Giustizia. Un momento di altissima televisione, peccato non ci fossero le telecamere di un reality.

Insomma, ricapitoliamo: hai la scorta antimafia, fai il Sottosegretario alla Giustizia, entri in società con la figlia di un prestanome dei Senese, ti vendi le quote a te stesso e poi vai a farti una mangiata nel loro locale venendo pure snobbato dalla cassiera. Se questa è la destra “legge e ordine”, forse è il caso di rivedere il menu. O quantomeno, la prossima volta che vi viene voglia di una tagliata al sangue, date un’occhiata al casellario giudiziale del cuoco.

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