L’odore di gesso, gli ormoni a palla, l’ansia per la versione di greco e… i volantini di Forza Italia. Benvenuti nella scuola italiana targata 2026, il nuovo far west della propaganda elettorale, dove le regole valgono per tutti, tranne per chi le scrive.
Facciamo un passo indietro. Da mesi, il Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara si è calato nei panni di uno sceriffo texano con la fissa della par condicio. Come documentato ampiamente dalle cronache, il nostro “Ispettore Callaghan” dei banchi a rotelle ha scatenato controlli a tappeto contro chiunque osi respirare fuori dal coro. I docenti di Reggio Emilia si mobilitano per ospitare Francesca Albanese? Giù di ispezioni punitive, perché la scuola deve essere mantenuta un luogo “neutrale”. In Toscana, il direttore dell’Ufficio scolastico regionale Luciano Tagliaferri vieta un’assemblea sindacale della Flc Cgil sul referendum sulla giustizia perché non garantirebbe il contraddittorio, come riportato da Il Fatto Quotidiano. Il mantra del Ministero è chiaro: “No all’indottrinamento degli studenti”. Niente politica in classe, per carità.
Tutto bellissimo, tutto molto istituzionale. Finché, dal nulla, non arriva Antonio Tajani a far saltare in aria la coreografia.
Il leader di Forza Italia, forse in preda a un’allucinazione mistica che lo ha convinto di essere il Che Guevara di Arcore, ha chiamato a raccolta i giovani azzurri in vista del referendum sulla giustizia del 22-23 marzo. E cosa ha detto alle sue giovani truppe? Ha ordinato di “battere il Paese strada per strada, casa per casa, scuola per scuola”. Avete letto bene: scuola per scuola. Il Ministro degli Esteri sprona apertamente i suoi under a infilarsi nei licei per braccare i neo-diciottenni e convincerli a votare “Sì”.
È il cortocircuito perfetto, un capolavoro di ipocrisia governativa raccontato alla perfezione dalla penna di Alex Corlazzoli su Il Fatto Quotidiano. Da una parte c’è Valditara che sguinzaglia gli ispettori se un rappresentante d’istituto osa pronunciare la parola “No” tra un morso alla focaccia e l’altro; dall’altra c’è il vicepremier Tajani che trasforma i corridoi scolastici in gazebo di Forza Italia per racimolare voti.
E se vi sembra che la situazione sia già abbastanza surreale, a completare il quadro ci pensa un deputato di Fratelli d’Italia che, come segnalato da Il Post, ha brillantemente suggerito di usare il “sistema clientelare” per convincere la gente a votare Sì al referendum. Alla faccia di Montesquieu e dei padri costituenti: qui siamo passati direttamente dal “porta a porta” al “ti trovo un posto se mi metti la crocetta sul Sì”.
Viene da chiedersi: dove sono finite le ispezioni di Valditara ora che Tajani manda i giovani di Forza Italia nelle scuole? Forse i controllori a tappeto del Ministero hanno il navigatore rotto e non riescono a trovare gli istituti dove si fa propaganda azzurra. O forse, semplicemente, l’indottrinamento è un reato gravissimo solo quando non porta voti alla maggioranza.
In attesa di capire se per l’ora di educazione civica verrà adottato direttamente il programma elettorale del centrodestra, una cosa è certa: la par condicio in Italia è come il Wi-Fi nelle scuole pubbliche. Tutti ne parlano, ma non prende mai.


